Quando il latte
faceva la panna
Sirio
strinse la mano di Rugiada e spinse il cancelletto.
Rugiada e Sirio erano al primo anno, si
incrociavano nei corridoi, avevano seduto vicini a qualche lezione; qualche
volta al tavolo della mensa insieme ad altri avevano scambiato qualche parola. Eppure
Sirio se l’era trovata alle sette di mattina fuori dalla porta che piangeva
seduta al gradino.
Sirio
a quel tempo abitava un monolocale in affitto al primo piano con scala esterna sulla
via dei villini, poco oltre il professor Anselmo Urbani. Si alzava presto e
faceva un circuito di corsa leggera nel parco comunale. Una buona sudata,
doccia e facoltà.
E Rugiada, quella mattina era sul gradino.
«Che succede?» le chiese Sirio.
«Niente, niente, scusa… vado via.»
Stava per alzarsi. Sirio la trattenne
sedendosi accanto a lei.
«Niente mi sembra poco» le disse «se stai qui
a piangere.»
«È che non sapevo dove andare…»
Rugiada tirò su col naso.
Aveva vent’anni e ne dimostrava sedici. Adesso,
così minuta, raggomitolata con le braccia che stringevano le ginocchia, anche quattordici.
«Ma da quanto sei qui?»
«Non lo so… era buio.»
Sirio non la conosceva abbastanza da poter
trarre delle conclusioni sulle cause. Sugli effetti sì.
«Intanto vieni dentro» le disse.
«Dove dentro? Da te? No, no, ma che…
scherzi?»
Sirio aveva frequentato abbastanza ragazze da
conoscerne le contraddizioni.
«Me ne vuoi parlare?»
Rugiada sollevò la testa. Di là dalla strada
due ragazzini, maschietto e femminuccia, con lo zaino in spalla percorrevano il
vialetto e salivano dallo sportello posteriore. La madre chiudeva dicendo M’avete fatto far tardi pure stamattina…;
in fondo alla via il camion della differenziata faceva una specie di barrito da
elefante sollevando il cassonetto; due sullo scooter accostarono al villino più
avanti, quello dietro scese togliendosi il casco e l’altro ripartì.
Rugiada gli rispose: «Non lo so perché sono
qui, nemmeno ci conosciamo… Una volta ti ho visto che uscivi e stamattina che
ancora era buio mi ci sono trovata a passare… È che non sapevo dove andare. E a
dire la verità non lo so nemmeno adesso.»

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