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lunedì 3 agosto 2020

Una lavagna di candida pelle - Romanzo





Una lavagna di candida pelle: Romanzo 

(Italian Edition) 



"Sirio si lasciò cadere nella poltrona dietro la cattedra. L’aula vuota lo fissava dalle sedie vuote, i ripiani per scrivere rimasti sollevati all’uscita degli studenti. Alle sue spalle, sulla lavagna che si prolungava per l’intera parete, le annotazioni a gesso su crimini e criminali teorici; di fronte: una realtà terrificante.
Studiati sui libri, anche i delitti più efferati sono materia didattica, nozioni di analisi psicologica, fenomeni da indagare. Nella realtà sono incubi. Con l’aggravante che nessun risveglio può cancellarli.
Il folle aveva usato sua sorella come una lavagna per scriverci sopra la propria follia. E apposto la firma, in basso a destra, come fanno i pittori!"


Versione cartacea, copertina flessibile: €. 9,57 - pagine 289
KindleUnlimited : €. 0,00



Anteprima:

Cap. 1°

Sirio, affascinami ancora. Il naso storto di Sirio roteò come la punta di un trapano… E Gianna spalancò gli occhi. Impiegò qualche istante per riconoscere la realtà dal sogno. Si era addormentata con la testa di traverso e le doleva il collo. Le cifre sul comò indicavano le quattro e qualche minuto. Era intirizzita, nuda, fuori dalla trapunta, con la schiena reclinata sulla spalliera. Sirio la cingeva col braccio attorno alla vita.

Facendo piano, si spostò in modo da mettersi comoda e coprirsi. Forlì, a metà ottobre, era la Siberia.

Fra poco l’attendeva un altro giorno pieno di niente. Intanto, anche questa notte se n’era andata. Ma è così, per scoprire che cambia qualcosa devi voltarti indietro e guardare lontano. Allora vedi che eri bambina, poi ragazza e insomma crescevi. Sulle brevi distanze invece, tutto è piatto. Ti alzi, più o meno alla stessa ora, spicci le solite cose, marito che rientra, ti racconta del capo reparto che è un fetente, poi se ne va a dormire perché ha passato la notte a guidare il treno. Si sveglia all’una, pranzo e poi, se gli va, ti trascina dentro il letto, per la sua personale razione di sesso.

Un paio di volte al mese c’è Sirio. È sempre lei che lo cerca. Non perché sia un tipo sulle sue, anzi, tutt’altro, è sempre disponibile, è la disponibilità assoluta quest’uomo. Ha la capacità di ascoltare e percepire anche ciò che non gli dici. Incredibile, con lui ti apri e racconti, anche quello che non vorresti, e lui è sempre un passo avanti, già sa cosa gli stai per dire. Ha le antenne, per capire le cose

Ecco, Sirio, sono… quanti? Quindici, sedici anni? Sì, più o meno. Era stato all’inizio del primo anno di corso. Lei proveniva da Genova, genitori amorevoli ma impegnati, padre avvocato, madre manager nell’editoria, niente fratelli. In pratica era vissuta in casa da sola; raduno della famiglia all’ora di cena, condivisione assoluta: com’è andata? In tribunale oggi allarme bomba, poi si scopre che era un bluff… Senza interventi statali ci ritroveremo ben presto in mano a un monopolio politico, e allora addio libertà di stampa… e tu, Gianna? Voglio iscrivermi a psicologia. Ah, bene, ottima cosa, ottimi sbocchi lavorativi. “Psicologia delle devianze criminali”. Be’, specialistico, nessuna possibilità di orientarsi sulla libera professione… Ma va bene, si può sempre cambiare in corsa. E dove? Ci hai pensato? Sì, Bologna. Ah, Bologna, facoltà prestigiosa, ottima scelta. Però, la sede di criminologia è distaccata a Forlì... Forlì! Bella cittadina, raccolta, le preferisco, rispetto ai grandi centri, d’accordo, va bene. Perché no?

I suoi si erano prodigati di acquistarle un piccolo appartamento a ridosso della facoltà ed eccola forlivese.

Sirio, gli era piaciuto da subito, faccia da sordida canaglia. Occhi da furetto, la prima volta che l’aveva notato, stava in un crocchio di studenti nel corridoio, assorbiva ogni cosa, sorrideva spesso. Sembrava un punto di riferimento per gli altri, ascoltava e forniva brevi risposte.

Lui frequentava il secondo anno, lo incrociava negli spazi comuni, ogni volta una ragazza diversa. Un giorno si erano quasi scontrati all’angolo di un corridoio: «Ah, scusa Gianna».

«Ci conosciamo?»

«Vieni da Genova, no?»

«Che… Indaghi su di me?»

Si era messo a ridere: «Ma quando mai. Ho sentito una del tuo corso che ti chiamava per nome e poi un tipo, giù al bar, che ti prendeva in giro perché non volevi pagare. Sai che intendo». Aveva ritirato una mano dentro la manica della giacca.

«Uffa con questa storia della tirchieria.»

«Va be’, abbiamo cinque minuti prima dell’inizino delle lezioni, scendiamo al bar, paghi tu!»

E così tutto era iniziato.

Dentro quel cappuccino, pensava certe volte ridendo di se stessa, Sirio doveva averci messo chi sa quale miscuglio, gocce di una qualche spezia a rilascio graduale, un afrodisiaco bizzarro che agiva sul DNA producendo ciclici effetti sull’organismo femminile, con crisi di astinenza in caso di ritardata assunzione dell’antidoto. E l’antidoto adesso l’abbracciava alla vita e aveva il respiro regolare e leggermente ronfante del sonno profondo.

Se l’era portata a letto quel giorno stesso, sordida canaglia. Però prima, occhi da furetto, era stato ad ascoltarla l’intero pomeriggio, su una panchina del parco, e lei parlava e gli diceva dei suoi, la solitudine delle giornate. Sì… gli diceva, c’erano le amiche, qualche ragazzo, anche, un po’ come tutti, ma erano sassi in mezzo alla sabbia nuda del deserto.

«Credi sia per questo che ho scelto di voler studiare la psicologia dei criminali?» Gli aveva chiesto.

«L’esatto opposto di te, intendi?»

«O forse quello che vorrei essere.»

Si era messo a ridere: «Tu? Impossibile. L’unica trasgressione sarebbe di darmi un bacio». E se l’era preso, il bacio.

Sirio, nel sonno, ebbe un’apnea, le stropicciò contro le costole quella specie di naso di gomma che aveva, e riprese a respirare.

Quel pomeriggio, sulla panchina, gli aveva anche confidato di se stesso. Vita diversa, niente piattume per lui.

Roma, quartiere popolare, monelli di strada, partite di calcio dentro i cortili, litigi tra i suoi – si era scoperto che suo padre aveva un’amante – scenate, rimbrotti, separazione, il padre andato via. Sirio era rimasto con la madre e la sorella maggiore, Emma. Loro due lavoravano. In casa si contava il centesimo per arrivare a chiudere il mese. Finito il liceo si era trasferito a Forlì. Si era pagato le rette, l’affitto e i libri lavorando fino a notte inoltrata da cameriere; testardo, tenace Sirio.

Gianna non gli aveva mai proposto una relazione, per così dire, fissa. Non avrebbe funzionato. Ne era consapevole. E quindi, se si poneva la domanda: ne sei mai stata innamorata? La risposta era no. E all’altra domanda: stai con lui per il sesso? La risposta era ugualmente no. Si trattava di chimica, di affinità, di magnetismo… o di chi sa che. Si desideravano, si cercavano e si scambiavano un concentrato di amore ed eros da bastare fino al prossimo incontro. E a lei andava magnificamente bene così.

Gianna tese il collo per guardare le cifre della sveglia nel buio. Le cinque. Doveva andare. Sirio stava sempre con la testa sotto la sua ascella. Gli strapazzò piano, per non svegliarlo, la punta del naso e si sciolse dall’abbraccio per alzarsi dal letto.

 

 

Alle sei, Sirio, prima di uscire di casa, si tirò il cappuccio del k-way azzurro sulla testa.

 Forlì era immersa in un nebbiasco denso, un muro bianco e umido così compatto da sembrare impenetrabile. Gianna, come tutte le volte era andata via senza svegliarlo e Sirio sapeva che non avrebbe ricevuto sms o telefonate fino a quando non l’avesse deciso lei.

Tra loro andava bene così, offrivano e accettavano. Era un baratto alla pari.

Percorse a passo veloce i pochi metri fino al cancelletto, poi, una volta in strada, voltò sul marciapiede e cominciò a correre.



Il seguito su:

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Racconto

Piccole considerazioni di retorica spicciola.

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