Per visualizzare tutti i libri dell'autore, fai clik QUI
Anteprima:
L’oblò
«Le bambine spariscono. È normale.»
La voce
femminile bisbigliata proveniva da una porta socchiusa. Sirio si bloccò sul
corridoio del quarto piano.
«Non è
normale,» replicò una seconda donna, sempre a bassa voce.
Entrambe
parlavano in italiano, ma venivano da paesi lontani. Lo rivelavano le
inflessioni e certe pause innaturali tra una parola e l'altra. La prima poteva
essere dell’est Europa; l’altra, roca e leggermente nasale, era una voce del
sud del mondo.
La prima
voce insistette: «Invece sì, se la madre dice di stare sempre nascosta».
Sirio
trattenne il respiro, mentre la prima donna aggiungeva: «Ieri, poi, dov’era finita?»
«Nel sacco
della biancheria sporca, giù in lavanderia. Il sacco era chiuso col nodo.»
«Il sacco
era legato… e lei dentro? Com’è possibile? Chi avrebbe fatto una cosa del
genere?» rincarò la prima voce, che veniva dall’est.
«La caporala.
Chi, se no? Sta sempre laggiù a fiutare la polvere,» la voce del sud trasudava
rancore e paura.
«Anche ai
piani, lei fiuta tutto.»
«Sì.
Anche ai piani.»
«Vuoi che
vado giù a vedere se Amina è là?» bisbigliò la prima voce.
«Sì, Wanda,
per favore,» la voce del sud era bassissima e tremolante.
Una terza
voce congelò il ripostiglio del piano.
«Professor
Bonanni, necessita di qualcosa?»
Sirio,
nel corridoio illuminato dell’hotel, si staccò dall’anta socchiusa del
ripostiglio per andare incontro alla nuova venuta, appena sbarcata
dall’ascensore.
«Buon
giorno signora Irina.»
Si erano
già incontrati, e il nome era sulla targhetta spillata al petto della divisa
azzurra. Dalla porta socchiusa del ripostiglio, adesso, nemmeno un respiro.
«Mi
godevo il vostro bel mare,» Sirio sorrise a Irina.
La
finestra affacciava a occidente, sullo Ionio, che oltre la pineta e la torre rettangolare
merlata rimandava bagliori puri di luce.
Irina era
una tipica bellezza della sua terra natia: la Polonia, o forse l’Ucraina. Naso
diritto, narici leggermente divaricate, quasi dispettose; rossetto rosa che falliva
nel tentativo di nascondere la passione turgida della bocca; bionda, con i
capelli raccolti in un moderno chignon di treccine elaborate. Nella sua
posizione doveva esserle facile ottenere favori dalla parrucchiera che lavorava
per l’albergo.
In quel
momento, i suoi occhi azzurri si domandavano perché, oltre l’ascensore da cui
era appena uscita, le porte delle camere fossero tutte chiuse e nessun carrello
di servizio stazionasse nel corridoio.
«Cerca
l’addetta al piano?» chiese Sirio. «Stavo giusto aspettando il cambio
dell’accappatoio che le avevo chiesto.»
Sospinse l’anta,
che cigolò leggermente.
Dalla
semi oscurità del ripostiglio la donna di colore dal viso infantile sospinse
fuori il carrello. Di fianco alla pila delle lenzuola pulite era adagiato un
accappatoio candido.
Passò fra
loro a occhi bassi e superò le porte ancora aperte dell’ascensore.
La camera
di Sirio, la 453, era l’ultima in fondo sulla destra, dal lato opposto al mare.
Si trovava davanti alla porta a vetri dell’uscita di sicurezza, da cui si
scorgeva l’entroterra di quella parte d’Italia: una distesa monotona di stoppie
giallastre schiacciate contro la terra brulla
Sirio,
seguendo la cameriera di colore, induceva la governante a stargli dietro.
«Lei,
Irina, lavora qui da molto?» le chiese.
Con la
coda dell’occhio sorprese il movimento furtivo della cameriera dell’est – Wanda
– che imboccava le scale in discesa.
La
governante guardava avanti. «Dodici anni,» rispose.
«Parla
molto bene l’italiano. Da dove viene esattamente?»
«Kiev.»
«Oh,»
Sirio mosse ammirato la testa. «Ha una buona sistemazione, qui. Nell’albergo,
intendo.»
Irina si
lasciava corteggiare. O forse, semplicemente, accontentava il cliente gentile.
La
giovane cameriera di colore aprì e riprese a rassettare la camera 453.
Sirio invece
proseguì. Sorridendo alla governante arrivò alla porta vetrata che affacciava
sulle scale di fuga.
«Deve
esserle sembrata molto diversa dalla sua, fors’anche ostile, questa terra,
all’inizio.»
Irina
sorrise.
«Qualsiasi
mondo è ostile, all’inizio.»
Sirio acconsentì
con un leggero cenno pensoso.
«Le sue
mansioni? Capo del personale, immagino.»
La donna
non celò un certo orgoglio, negli occhi che riflettevano il cielo. Ma non
rispose.
«Deve
averne viste chi sa quante, in dodici anni, in questa terra dimenticata.
D’inverno l’albergo sarà deserto.»
Lei non
capiva bene il motivo delle domande, ma assecondava la curiosità del cliente.
«Oh, fino
a non molti anni addietro la struttura chiudeva, ora ci adeguiamo alle
richieste.»
La
cameriera giovane di colore uscì a occhi bassi spingendo il carrello. Dal fondo
riapparve la ragazza dell’est. Non ci furono sguardi né espressioni, nulla che
Irina potesse cogliere. Ma Sirio sì.
“Hai
trovato mia figlia?”
“No.”
* * *
Piaciuta l'anteprima?
Il racconto è inserito nella raccolta "Scarti di cronaca", raggiungibile su Amazon facendo clik
