venerdì 27 febbraio 2026

Io sono lui - Racconto (Anteprima)



 
Disponibile su Amazon, solo E-Book e Unlimited, facendo


 Sinossi: 

Sonia soffre di nictofobia, il terrore dell’oscurità. Quando viene rapita e bendata, il suo incubo ha una voce familiare: quella di Vanni, l'uomo che già l'aveva tormentata in passato. 

Ma Vanni è in prigione. 

Fra strade nebbiose e personaggi indecifrabili, Sirio e la sua compagna Karate si mettono alla ricerca di un predatore invisibile. Un uomo che ha rinunciato a se stesso per abitare la vita degli altri.

 Incipit: 

IO SONO LUI

Quando avrò finito di divertirmi con te, ti ucciderò. Lo sai questo?

*

L’edificio, per la parte visibile dal cancello d’ingresso, ricordava certe case rurali dell’alta Inghilterra o scozzesi, per come appaiono negli sceneggiati polizieschi d’oltre Manica. Forse dipendeva dal tetto spiovente e dal prato perfetto – molto inglese – che si estendeva fino al muro di recinzione. La targa in pvc sulla colonna diceva: ASL – REMS.

Percorso il viale inghiaiato di una cinquantina di metri, si scorgeva l’atrio vasto e luminoso, oltre la vetrata a tutta parete. Grandi immagini fotografiche riprendevano momenti felici di ricoverati e personale medico: nel refettorio, in palestra, in vari angoli del soggiorno e nell’ambulatorio.

Avviandosi per il corridoio, colpiva il silenzio, l’eco dei passi da casa disabitata.

Lo sguardo continuo delle telecamere pesava più di quell’assenza di suoni echeggiante.

Sirio conosceva il luogo.

mercoledì 18 febbraio 2026

Identità Zero - Racconto (Anteprima)

 





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Anteprima:

Identità Zero

Sirio, sprofondato nella sua poltrona preferita, guardava svogliatamente i bagliori bluastri del telegiornale della sera. Da giorni si dava risalto a quello che i cronisti, col solito estro per i titoli, avevano battezzato lo Scandalo della Sanità vs AI. In pratica diceva tutto senza spiegare niente, per chi non avesse seguito le vicende fin dall’inizio.

Le notizie che promettono scandalo fanno audience, così, in breve, ai TG si erano accodati talkshow e programmi d’intrattenimento a vario titolo. Si erano avvicendati personaggi politici di ogni colore, direttori di testate editoriali e tuttologi di ogni genere. Avevano sciorinato opinioni e teorie, tanto variegate quanto confuse, inducendo nell’opinione pubblica più smarrimento che chiarezza.

Rosanna Vidor, bioetica di fama internazionale, nota per la sua moralità e considerata incorruttibile, aveva ricevuto l’incarico di istituire e condurre una commissione governativa finalizzata alla regolamentazione e all’utilizzo dell'intelligenza artificiale nella medicina di base. Il suo compito era tracciare il confine tra il diritto alla cura e il calcolo algoritmico. Poi, con la precisione di un attacco mirato, un video era emerso dai bassifondi del web ed era esploso nei palinsesti della cronaca, travolgendo la sua vita, la sua identità e il suo lavoro.

Nel filmato, Rosanna Vidor era in piedi, indossava una giacca azzurra dal taglio maschile e una camicia grigia aperta. Dal colletto si scorgeva la collana col crocifisso che portava sempre. Si scorgeva alle sue spalle una parete tinteggiata di grigio e soffusa nella penombra. Stampe di nature morte sulla parete. Era evidente un’espressione ingorda, vorace, della donna, che fissava un punto preciso davanti a sé, leggermente in basso, all’altezza del petto o delle mani di chi le stava di fronte.

Una voce d’uomo, greve, profonda, diceva: «Allora, d’accordo?»

Il tono era molto basso e le parole non si afferravano subito. Chi aveva immesso il video in rete aveva eseguito un montaggio, per cui la scena si replicava: espressione golosa, occhi attenti, voce dell’uomo che ripeteva in crescendo: «Allora, d’accordo… allora d’accordo?»

L’uomo, che probabilmente aveva nascosto su di sé una microcamera, rimaneva fuori dall’inquadratura.

Nel video, Rosanna Vidor rispondeva chiaramente: «Va bene».

Gesticolava e aggiungeva: «Adesso».

Compariva la mano dell’uomo nell’atto di porgerle una mazzetta di banconote, che la donna afferrava e nascondeva subito nella tasca della giacca.

Questa ripresa sarebbe fors’anche passata inosservata, se Antonella Sordoni, telecronista di Canale Surprise non avesse deciso di ricavarne uno scoop.

Aveva fatto accomodare l’ospite nella poltrona eccessiva di pelle bianca e l’aveva brevemente presentata ai telespettatori e al pubblico in sala.

Poi le aveva chiesto: «Dottoressa Vidor, ci parli più nel dettaglio del suo incarico, quali sono le finalità, i passi che intende intraprendere?»

Rosanna, per l’occasione, indossava un tailleur giacca e gonna grigio. Aveva toccato con gesto automatico il crocifisso al collo e aveva spiegato, rivolgendosi alla telecamera.

«Le nuove frontiere della tecnologia informatica aprono opportunità eccezionali per quanto riguarda i servizi sanitari. L’integrazione dell’intelligenza artificiale deve diventare lo strumento per garantire il diritto all’accesso tempestivo alle cure. Attraverso la modellazione dei dati, potremo gestire le liste d’attesa con precisione, velocizzando lo smistamento verso le visite specialistiche e i ricoveri. Il nostro obiettivo è eliminare quegli appesantimenti burocratici e le aree di discrezionalità che spesso favoriscono i clientelismi. Stiamo lavorando per trasformare la sanità in un sistema a trasparenza totale, dove l'efficienza non sia un calcolo matematico a freddo, ma un servizio reale al cittadino. Il nostro impegno è finalizzato a una migliore funzionalità e trasparenza ei servizi al cittadino.»

«Spieghi bene ai telespettatori. Vi rivolgerete al mercato esterno, per individuare lo sviluppatore delle tecnologie di intelligenza artificiale necessarie?»

«Certo, e non potrebbe essere altrimenti. Vi sono oggi realtà private, le cosiddette Società di Gestione Algoritmica, che detengono il monopolio della potenza di calcolo e dei brevetti sui modelli generativi più avanzati. Lo Stato non ha le infrastrutture per competere con lo sviluppo dei loro codici, ma ha il dovere di governarli. Queste aziende non vendono solo software; offrono architetture decisionali capaci di elaborare miliardi di dati in pochi millisecondi. Tuttavia, il punto critico non è l'efficienza tecnologica, ma la Black Box…»

«Mi perdoni,» l’aveva interrotta la telecronista. «Può essere più chiara, per gli spettatori?»

Rosanna aveva sospirato: «Certamente. Black Box, che significa scatola nera, è un termine tecnico reale, in informatica. Indica quando un'AI prende decisioni senza che gli umani possano capirne esattamente le motivazioni. Il compito della commissione è assicurarsi di scegliere e utilizzare algoritmi che svolgano criteri di selezione dei pazienti basati sul diritto alla salute e non su variabili di profitto o, peggio, di valore produttivo dell'individuo. La commissione è finalizzata a questo: garantire che la macchina resti uno strumento, non che diventi un giudice indipendente.»

«Quindi, se capisco bene, la commissione… per meglio dire lei, che la dirige, è titolata a individuare un’azienda del settore di Gestione Algoritmica cui affidare l’elaborazione e installazione sui server della Sanità di un software di intelligenza artificiale che serva allo scopo.»

«Per semplificare, sì.»

«Può farci i nomi di queste aziende?»

«Perché no. Esistono diversi attori globali che hanno presentato protocolli d'interesse. Parliamo di colossi come la Omnia Logics, che gestisce già sistemi predittivi per il mercato assicurativo asiatico, o la Neural Path Solutions, specializzata in bio-informatica applicata. C'è poi la Kratos-Med, che punta molto sull'integrazione tra dati genomici e cartelle cliniche.»

«La Sintesis SpA?»

«Anche. Ha sede a Milano. La conosco.»

«Non l’ha citata, però.»

Rosanna, inquadrata in primo piano, aveva sollevato di poco le spalle, con un’espressione che significava: Non ci ho pensato. Non credo sia grave.

La conduttrice si era sporta in avanti, riducendo lo spazio fisico tra sé e l’ospite; la voce si era fatta pressante.

«Dottoressa Vidor, restiamo con i piedi per terra. Stiamo parlando di un progetto che sposta equilibri miliardari. Non teme che l’entità economica in gioco possa innescare tentativi di manipolazione, di pressioni indebite volte a favorire un’azienda specifica a scapito della concorrenza?»

L’ospite aveva spostato leggermente il peso sulla poltrona dello studio.

Era tesa e si vedeva.

«Lo escludo.»

«È sicura?»

«Nella maniera più categorica.»

La conduttrice aveva il sorriso di chi sta per sferrare un colpo violento.

«Prima di lanciare la pubblicità, vorrei mostrarle un filmato.»

* * *


Ti è piaciuta l'anteprima?

Il racconto è inserito nella raccolta "Scarti di cronaca".

Lo trovi su Amazon facendo Clik QUI


mercoledì 11 febbraio 2026

26.02.11 Intervista di StoryBrooke.Books

 


Oggi, su Instagram,   Storybrookebooks   - che ringrazio - ha pubblicato una mia intervista, che riporto qui integralmente.

Per visualizzare il libro fai CLIK QUI

L'intervista:

✨ Ciao! grazie per essere qui per questa nuova intervista. Innanzitutto presentati a chi ci segue. Chi sei, che libri hai scritto e di che genere.

Risposta: «Grazie a te per l’invito! Sono un salentino d’origine, ma romano d’adozione. Ho settantacinque anni e, dopo una vita dedicata a una professione totalmente diversa, ho scelto di riempire il "tempo sospeso" della pensione con la scrittura.

Il mio esordio è stato una vera sfida: ho dedicato ben cinque anni a questo primo romanzo, navigando tra le incertezze sulla trama e la ricerca del protagonista ideale. La svolta è arrivata per caso: navigando in rete, ho scoperto l'eccellenza accademica di Forlì nel campo della Psicologia Criminale. Lì ho avuto l'illuminazione: un Criminologo! Mi sembrava un profilo ancora poco esplorato dalla letteratura di genere italiana (o almeno, allora lo era per me). Così è nato Sirio Bonanni, un giovane docente dal setto nasale deviato, che ha segnato il mio ingresso nel mondo del poliziesco. Da quel primo passo, ho scritto altri undici libri, affinando la tecnica e accorciando i tempi della creazione man mano che "l'arte dello scrivere" diventava la mia nuova lingua.»

🌟 Com'è nata la passione per la scrittura, cosa ti ha spinto in questo mondo?

Risposta: Posso affermare che la passione per la scrittura sia sempre esistita dentro di me, è semplicemente sfociata quando ha potuto. Inizialmente è stata una sfida con me stesso: volevo vedere se ero capace di costruire un mondo coerente partendo da un foglio bianco. Poi, quella sfida è diventata un bisogno vitale. Scrivere mi permette di vivere molteplici vite e di restare connesso con il mondo, mantenendo la mente lucida e lo sguardo attento ai dettagli — proprio come il mio protagonista, Sirio. Ma poi, a settantacinque anni ho scoperto che è più divertente dare la caccia ai criminali sulla carta che guardare i telegiornali.

✨ Avrai sicuramente un libro o più che ti hanno segnato come lettore e che ti hanno ispirato a pensare "voglio scrivere anche io"

Risposta: Sono sempre stato un lettore "vorace" di romanzi. Se dovessi fare un calcolo, direi di aver letto più di diecimila libri. È stata una dieta letteraria ricca e variegata: sono partito dai classici e dai grandi indagatori dell'animo umano come Pirandello, Moravia e Hesse, passando per le suggestioni di Kundera e la modernità di De Carlo. Tuttavia, la scintilla che ha acceso il desiderio di mettermi alla prova con il genere poliziesco e il thriller è arrivata da altri maestri. Devo sicuramente molto al rigore deduttivo di Conan Doyle, all’impareggiabile Agatha Christie, all’eccellente John Grisham e all’ottimo Giorgio Faletti (non che io voglia paragonarmi al “maestro”, ma la parabola di vita dimostra che non è mai troppo tardi per cambiare pelle).

🌟 Il tuo primo progetto di scrittura? Cosa ti ha ispirato per realizzarlo e a cosa ti ispiri in generale per i tuoi lavori?

Risposta: “Una lavagna di candida pelle”, il mio primo progetto, è nato da una sorta di sfida intellettuale: volevo scrivere un poliziesco che non si affidasse alla forza bruta o alla tecnologia d'avanguardia, bensì alla pura capacità di analisi. L'ispirazione è arrivata, come dicevo, dalla scoperta quasi fortuita del polo universitario di Forlì: l’idea di un criminologo, un accademico che si scontra con il fango della realtà criminale, è stata la scintilla di tutto. Per i lavori successivi l’ispirazione non è arrivata dai grandi eventi, ma da dettagli minimi, da gesti umani. Ho imparato a non sprecare nulla: la raccolta “Indagini sulla morte di Betty”, ad esempio, contiene racconti nati dai capitoli "scartati" dal primo romanzo. Il sequel, “Odio”, ha preso vita in soli sei mesi attingendo allo "zibaldone" di appunti che avevo accumulato durante la lunga stesura dell'esordio.

 Le mie fonti di ispirazione sono variegate. Molti dei miei racconti vedono come coprotagonisti personaggi portatori di handicap psichici, nati sulla scia emotiva lasciatami da “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon. Altre indagini scavano nel passato, influenzate da “Il cane di terracotta” del "Maestro" Camilleri. Per “Chi muore si salva”, invece, devo molto al film “La stangata” — anche se non posso svelarvi il perché per non rovinarvi la sorpresa. Infine, ci sono trame come quella di “Violenza privata” che affondano purtroppo le radici in tragici fatti di cronaca reale.

Ogni mio libro nasce, in definitiva, da una domanda molto semplice: "Cosa succederebbe se…" e, subito dopo: "Come si comporterebbe Sirio?"

 🌟 A chi consigli il tuo libro? Convinci nuovi lettori descrivendo il tuo libro in 5 parole e perché le hai scelte.

Risposta: Lo consiglio a chi non si accontenta della superficie. A chi ama le indagini classiche, ma cerca una profondità psicologica che vada oltre il semplice "chi è stato". Lo consiglio a chi vuole un investigatore che non usa la pistola, ma il cuore e l'intelletto.

Se dovessi descrivere la saga di Sirio in 5 parole, sceglierei queste:

Dettaglio: Perché, come insegna Sirio, è nell'infinitamente piccolo che si nasconde la verità più grande.

Umanità: Perché i miei personaggi, criminali inclusi, non sono mai macchiette, ma esseri umani complessi e fragili.

Logica: Per l'omaggio che rendo alla deduzione classica, quella "vecchia scuola" che non passa mai di moda.

Verosimiglianza: Perché ogni trama affonda le radici nel reale; voglio che il lettore pensi: "Questo potrebbe accadere davvero".

Riscatto: Perché Sirio è un uomo comune che, nonostante i propri limiti e le amarezze della vita, non smette mai di cercare la giustizia.

Le ho scelte perché credo che un buon poliziesco non debba solo intrattenere, ma debba lasciare al lettore una lente nuova con cui guardare il mondo, una volta chiusa l'ultima pagina.




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