lunedì 31 agosto 2026

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Presentazione:

Cinque Storie di Crimine e Psicologia

Genere: Giallo / Thriller / Racconti

🔎 CINQUE MISTERI. UN SOLO FILO CONDUTTORE: L'INGANNO UMANO.

La memoria della carta è una raccolta di storie poliziesche che esplorano le zone d'ombra della psiche umana, dove il crimine non è solo un atto, ma il risultato di traumi storici, ossessioni private e fredde geometrie di potere. Protagonista è il criminologo Sirio, un analista meticoloso, consapevole che la verità è raramente in bianco e nero.

Estratto da:

1934 o il canto della Sirena

Sirio e Mariele, in due sdraio sulla spiaggia, osservavano il crepuscolo che avanzava dal mare. In febbraio, alle sei del pomeriggio, il sole era tramontato dietro le case di Cervia, alle loro spalle. Il lido era deserto, l’ombrellone abbassato, il vento era fresco nella sera imminente.

Mariele, stringendosi addosso il giaccone, si sporse verso di lui per appoggiargli la mano sul braccio.

I suoi occhi erano di un verde unico. A volte si incupivano, disegnandole impercettibili rughe sulla pelle chiara e fresca.

«Devo ringraziarti,» disse, «è stata una settimana intensa, meravigliosa. E debbo chiederti un favore…»

Dalla borsa di tela appoggiata accanto alla sdraio estrasse una piccola confezione in carta da regalo, sigillata sui lembi con l’adesivo di un cuore.

Poteva essere un libro.

«Quando sarà il momento, dovrai darlo a Rodolfo.»

«Quando sarà il momento?»

«Sì. Lo capirai. Succederà una cosa talmente fuori dal comune che… insomma, lo capirai. Adesso toglilo per favore, Rodolfo sta tornando.»

Estratto da:

I bambini devono ridere

Sirio notò che il modo di camminare era cambiato. Marta era scesa dal SUV metallizzato della Mercedes e veniva verso i tavolini del bar, sul marciapiede ingombro di turisti.

Sirio sapeva che al primo contatto il cervello registra automaticamente dei dettagli rilevanti e si concentrò a focalizzarli. L’energia con cui Marta spingeva avanti le gambe, come se camminasse decisa e sicura sopra un asse di equilibrio, cancellò di colpo il ricordo della ragazza dagli occhi brillanti e i modi festosi che era stata al primo anno di università.

Sirio si alzò per andarle incontro. Nello sguardo, appena si sfilò gli occhiali da sole, sorprese la stessa tristezza che le aveva velato la voce la sera precedente, quando l’aveva chiamato al telefono. Marta gli porse la mano e Sirio la trattenne fra le sue, mentre si protendeva per baciarla su entrambe le guance.

«Ciao Marta.»

«Sirio… ciao. Mi osservavi, sono cambiata molto?»

«Sì, in meglio.»

«Anche tu sei cambiato, hai un’aria… efficiente.»

Due lievissime rughe d’espressione a lato della bocca le rattristavano il sorriso.

Sirio le chiese: «È passato un mucchio di tempo… come mi hai trovato?»

«Ho chiesto in facoltà. Così ho anche scoperto che sei diventato un professore… docente in criminologia… E così ce l’hai fatta. D’altro canto chi più di te poteva meritarlo?»

Il loro era stato un amore giovanile, peraltro molto breve. Marta aveva scoperto di non essere tagliata per sondare le menti criminali e aveva cambiato facoltà e città. Si erano persi di vista.

Sirio la guidò sul marciapiede del lungomare fino al tavolino del bar prendendola sottobraccio, l’invitò ad accomodarsi, fece un cenno di richiamo a un cameriere.

Intorno a loro Cervia si crogiolava dell’animazione di una domenica assolata di fine giugno, assaggio delle ferie.

Ordinarono degli analcolici.

«Così,» disse Sirio, «ti sei sposata, hai una figlia e un nuovo marito: mi accennavi al telefono.»

«Troppe cose per una di trentasette anni… vero?»

«Be’, no, sembrerebbe una situazione ideale.»

«Sembrerebbe… avrebbe potuto esserlo… se non ci fosse il sospetto…»

Si bloccò, l’espressione imbarazzata; e Sirio la sollecitò:

«Ti va di raccontarmi dall’inizio?»

Marta abbassò gli occhi, prese a giocherellare con le stanghette degli occhiali sul tavolino. Poi si riscosse con un piccolo fremito.

«Ecco, l’inizio.»

Adesso sembrava distratta da quelli che passavano sul marciapiede e dalla musica che proveniva dai chioschi di bevande sul lido.

«C’è mai un inizio? Si tratta di proporzioni semmai. Da uno stato di felicità si passa all’infelicità, cedendo ogni giorno un po’ di sorrisi a favore di maggiori incertezze e preoccupazioni… e anche dolori. È così lento il processo, che nemmeno te ne accorgi. Ma hai ragione, ti ho cercato per parlarti di me e chiederti aiuto e dunque da un punto qualsiasi devo pur incominciare.»

Abbandonò gli occhiali sul tavolo e disse:

«Martina… sì l’ho chiamata col mio stesso nome, piccola Marta… a undici anni, ancora bambina, non ride più. Io alla sua età ancora ridevo, i bambini devono ridere, non credi anche tu?»

Sirio non rispose e Marta riprese:

«È cambiata all’improvviso quando il mio nuovo marito è venuto a vivere con noi».


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domenica 9 agosto 2026

Visita il mio PayHip - libri in offerta

 




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lunedì 27 luglio 2026

Aggiornamento 27 luglio 2026

 



Ho avviato la pubblicazione di questo mio Thriller su Substack, a puntate, gratuito.
il Link per accedere è         QUESTO
Buona lettura e, se del caso, è sempre gradito un cenno di apprezzamento

giovedì 23 luglio 2026

Aggiornamento 23 luglio 2026

 





"Una lavagna di candida pelle" e "Mia è la vendetta" sono ora disponibili in formato ebook!

Cari lettori,

sono felice di annunciarvi che due delle mie opere sono ufficialmente disponibili in formato digitale (ebook). Da questo momento potete trovarle su StreetLib e in tutto il circuito dei principali store online (come Amazon Kindle, Apple Books, Kobo e Google Play Books).

Ecco i titoli che potrete scaricare e leggere subito:

  • Una lavagna di candida pelle

  • Mia è la vendetta


Dove trovarli in formato Ebook:

Buona lettura!

giovedì 16 luglio 2026

Aggiornamento (16/7/2026)

 



Ho appena avviato la serializzazione del mio thriller, Una lavagna di candida pelle, su Substack. Se ami il noir e vuoi seguire la storia capitolo dopo capitolo, ti invito a unirti agli altri lettori.


FAI CLICK QUI


Il brivido continua con il 4° capitolo

"La tensione sale. Nel quarto capitolo di Una lavagna di candida pelle, la trama si complica e i segreti iniziano a emergere tra le ombre. Cosa nasconde davvero il protagonista?

Sono felice di annunciare che il 4° capitolo è ora disponibile su Substack. Se non vuoi perdere nemmeno un frammento di questo thriller, ti invito a seguirmi direttamente sulla mia newsletter: riceverai le nuove pubblicazioni in anteprima e potrai far parte della community di lettori che segue la storia in tempo reale.

👉 Leggi qui il 4° capitolo su Substack

Iscriviti gratuitamente e lasciami un commento: la tua opinione è fondamentale per il prosieguo della storia!"

giovedì 21 maggio 2026

26/05/21 Vi presento il mio nuovo libro: "Scarti di cronaca"

 



Lo trovi QUI


Presentazione:

È da oggi su Amazon la mia nuova raccolta di racconti noir – protagonista il criminologo Sirio – dal titolo “Scarti di cronaca – storie di crimini dietro i riflettori”.

Per alcune delle novelle che la compongono ho tentato l’esperimento di ispirarmi a eventi di cronaca – che riconoscerete senz’altro. Il risultato è stata la conferma di quanto appaiano assurdi certi fatti estremi, se inseriti in un testo romanzesco.

Ho dovuto cercare mediazioni, per ricondurre entro limiti tollerabili le crudeltà reali.

Quasi mai, in questi racconti, c’è la vista del sangue. C’è però la volontà di evidenziare come le nuove droghe e l’evoluzione informatica siano armi mutilanti e letali tanto quanto quelle da taglio e da fuoco, potendo infliggere ferite ugualmente dolorose e una morte, sia pure non fisica, altrettanto definitiva.

Affidare anche queste indagini a Sirio è venuto da sé. La sua arguzia investigativa e la sua profonda umanità erano gli strumenti necessari per mediare l’invisibile crudeltà manipolatoria e psicologicamente mutilante di cui si parla.

Trovare un titolo appropriato a ogni singolo racconto mi ha comportato lunghe riflessioni e continui ripensamenti; quello della raccolta, “Scarti di cronaca”, soltanto il tempo di un flash. Gli “Scarti”, qui, sono a volte gli avanzi, i rifiuti, quelle storie minime che i grandi media liquidano in poche righe e dimenticano in fretta. Altre volte si intendono per “Scarti” le deviazioni improvvise, quelle sbandate laterali che portano una vita normale a uscire di pista. Con tali premesse il sottotitolo, “Storie di crimini dietro i riflettori”, a retrocopertina girata, non necessita di spiegazioni.

Detto questo, non posso che augurarmi il vostro affetto di lettori e ringraziarvi se vorrete continuare a seguirmi.

 


mercoledì 6 maggio 2026

Solo un mille - Racconto

 






Anteprima:

Solo un mille

Il cinese si era avvicinato sull’arenile ma non l’avevano sentito.

Sirio guardava Aziz, distesa a pancia in giù sul lettino da spiaggia accanto al suo. Aveva gli occhi chiusi e la guancia appoggiata sulle mani.

Attraverso gli intrecci del cappello di paglia con la falda ampia, il sole disegnava un ricamo di puntini luminosi sulla sua guancia color caffelatte.

Sirio, il giorno prima, nel chiosco bar del lido, si era innamorato del profilo di Aziz.

Era sola. Sedeva eretta sullo sgabello coi gomiti sul banco. Di tanto in tanto, svogliatamente, tendeva la testa verso la cannuccia e suggeva, infossando lievemente le guance. Il ripetersi monotono di quel gesto era molto seducente.

Nessuno le si era avvicinato per tutto il tempo.

La linea del suo profilo era un susseguirsi di curve. La fronte alta partiva da capelli crespi nerissimi: una foresta notturna osservata da un elicottero. Dolcemente si congiungeva all’insellatura del naso; precipitava verso le labbra, rialzate, carnose, selvagge e desiderabili insieme; combatteva per risalire l’onda di risacca del mento e sprofondava verso il solco tra i seni, piccoli e sporgenti.

Indossava un prendisole color arancia, trasparente, quasi impudico sul bikini bianco e l’incarnato scuro.

Era uscita, e lui l’aveva seguita.

Avevano camminato, lei avanti, Sirio qualche passo più indietro, sulla sabbia tiepida di maggio fino a un ombrellone prossimo al bagnasciuga. La brezza che spirava dal mare spingeva avanti le onde. Ritraendosi, spumeggiavano.

Lei, liberatasi del prendisole, si era distesa.

Quel giorno Sirio aveva raggiunto Cesenatico per uno di quegli impulsi da prefestivo vuoto che a volte prendono chi vive solo. In jeans e polo si era seduto sotto l’ombrellone vicino, rivolto verso di lei.

Ma non sembrava averlo notato. Si era sdraiata e aveva chiuso gli occhi.

Lui si era disteso a sua volta e, con i polsi sotto la nuca, era rimasto a fissare il mare attraverso le ciglia socchiuse. Qualche giovane temerario sollevava schizzi correndo verso il largo, si slanciava in bracciate frettolose, invitava la sua ragazza a seguirlo; poi la rincorreva, la prendeva in braccio mentre scalciava e infine la lasciava cadere fra spruzzi e risate. Qualche bambino protestava se il coetaneo gli rubava il secchiello e qualche mamma interveniva: «Non fa niente, poi te lo restituisce… giocate insieme».

Attorno a mezzogiorno, la ragazza dai capelli crespi aveva recuperato il prendisole color arancio ed era tornata al chiosco. Aveva ordinato un panino e una spremuta e se li era portati a un tavolo.

Gli altri erano tutti occupati.

«Posso?» le aveva chiesto Sirio.

Gli aveva sorriso.

«Certo.»

Aveva fatto un gesto verso la sedia di fronte. Il palmo chiaro della mano sembrava una porta aperta.

*

Il cinese rilasciava profumi.

Aziz, nel lettino accanto a quello di Sirio, aprì gli occhi con un allarme fugace. Si appoggiò sul gomito e lo fissò. Il giorno prima, al tavolo del chiosco bar, con la stessa espressione interrogativa aveva chiesto a Sirio: «Mi sta seguendo… dica la verità».

Aveva possibilità di negarlo?

«Confesso,» aveva alzato la mano, allo stesso modo con cui avrebbe detto “Lo giuro”.

Nel chiosco affollato si inseguivano voci e gesti. Mani volevano attenzione dai camerieri, richiami e scambi si incrociavano da posizioni distanti.

«C’è un perché o agisce d’istinto? Non sarà uno di quei serial qualcosa che vanno di moda sui crime della TV?»

«No, no. Sono un modello unico,» ridacchiò Sirio.

Lei gli mostrò i denti bianchissimi.

Sirio rimase a fissarla per qualche istante, lasciando che lei percepisse l’ammirazione. Poi si schiarì la voce.

«Sai che, tecnicamente, mi stai minacciando?» disse, mostrandosi serio.

Aziz si bloccò con la spremuta a mezz’aria: «Cosa?»

«Studi antropologici affermano che il sorriso è la metamorfosi di un ringhio,» rispose Sirio, con l’aria di trovarsi sulla pedana, in facoltà. «Un tempo equivaleva a esibire un’arma – i denti, appunto. Era il preludio a un attacco. Poi l'evoluzione ha trasformato quel gesto di minaccia in un segnale di pace, o di corteggiamento.»

Rivolgendole un sorriso contenuto e ambiguo, si godeva la sorpresa e il rincorrersi di congetture nei suoi occhi.

Insistette: «È un destino bizzarro, non trovi? La stessa espressione che gli antenati usavano per spaventare il nemico, oggi la usiamo come segnale di pace».

Qualcuno l’aveva urtato, passando. Sirio l’aveva ignorato.

Aziz, in silenzio, era sospesa tra lo stupore e il dubbio di trovarsi di fronte a un pazzo. Poi rovesciando indietro la testa scoppiò a ridere.

«Ma chi sei?» esclamò, passandosi un dito sotto l'occhio per portar via una lacrima di riso.

«Soltanto Sirio. E tu?»

Scosse la testa e agitò la mano: «Solo Aziz. E guarda che a proposito di mostrare i denti e tutte quelle altre cose, hai cominciato tu».

Gli fece una smorfia da ragazzina che rintuzza un compagno di giochi.

Lui sorrise: «Hai ragione».

Lei diede un morso al panino.

«Tu?» gli chiese. «Non prendi niente?»

«Sì. Vado a ordinare. Però, non sparire,» le aveva agitato contro l’indice.

* * *


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venerdì 27 febbraio 2026

Io sono lui - Racconto



 
Disponibile su Amazon, solo E-Book e Unlimited, facendo


 Sinossi: 

Sonia soffre di nictofobia, il terrore dell’oscurità. Quando viene rapita e bendata, il suo incubo ha una voce familiare: quella di Vanni, l'uomo che già l'aveva tormentata in passato. 

Ma Vanni è in prigione. 

Fra strade nebbiose e personaggi indecifrabili, Sirio e la sua compagna Karate si mettono alla ricerca di un predatore invisibile. Un uomo che ha rinunciato a se stesso per abitare la vita degli altri.

 Incipit: 

IO SONO LUI

Quando avrò finito di divertirmi con te, ti ucciderò. Lo sai questo?

*

L’edificio, per la parte visibile dal cancello d’ingresso, ricordava certe case rurali dell’alta Inghilterra o scozzesi, per come appaiono negli sceneggiati polizieschi d’oltre Manica. Forse dipendeva dal tetto spiovente e dal prato perfetto – molto inglese – che si estendeva fino al muro di recinzione. La targa in pvc sulla colonna diceva: ASL – REMS.

Percorso il viale inghiaiato di una cinquantina di metri, si scorgeva l’atrio vasto e luminoso, oltre la vetrata a tutta parete. Grandi immagini fotografiche riprendevano momenti felici di ricoverati e personale medico: nel refettorio, in palestra, in vari angoli del soggiorno e nell’ambulatorio.

Avviandosi per il corridoio, colpiva il silenzio, l’eco dei passi da casa disabitata.

Lo sguardo continuo delle telecamere pesava più di quell’assenza di suoni echeggiante.

Sirio conosceva il luogo.

mercoledì 18 febbraio 2026

Identità Zero - Racconto

 





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Anteprima:

Identità Zero

Sirio, sprofondato nella sua poltrona preferita, guardava svogliatamente i bagliori bluastri del telegiornale della sera. Da giorni si dava risalto a quello che i cronisti, col solito estro per i titoli, avevano battezzato lo Scandalo della Sanità vs AI. In pratica diceva tutto senza spiegare niente, per chi non avesse seguito le vicende fin dall’inizio.

Le notizie che promettono scandalo fanno audience, così, in breve, ai TG si erano accodati talkshow e programmi d’intrattenimento a vario titolo. Si erano avvicendati personaggi politici di ogni colore, direttori di testate editoriali e tuttologi di ogni genere. Avevano sciorinato opinioni e teorie, tanto variegate quanto confuse, inducendo nell’opinione pubblica più smarrimento che chiarezza.

Rosanna Vidor, bioetica di fama internazionale, nota per la sua moralità e considerata incorruttibile, aveva ricevuto l’incarico di istituire e condurre una commissione governativa finalizzata alla regolamentazione e all’utilizzo dell'intelligenza artificiale nella medicina di base. Il suo compito era tracciare il confine tra il diritto alla cura e il calcolo algoritmico. Poi, con la precisione di un attacco mirato, un video era emerso dai bassifondi del web ed era esploso nei palinsesti della cronaca, travolgendo la sua vita, la sua identità e il suo lavoro.

Nel filmato, Rosanna Vidor era in piedi, indossava una giacca azzurra dal taglio maschile e una camicia grigia aperta. Dal colletto si scorgeva la collana col crocifisso che portava sempre. Si scorgeva alle sue spalle una parete tinteggiata di grigio e soffusa nella penombra. Stampe di nature morte sulla parete. Era evidente un’espressione ingorda, vorace, della donna, che fissava un punto preciso davanti a sé, leggermente in basso, all’altezza del petto o delle mani di chi le stava di fronte.

Una voce d’uomo, greve, profonda, diceva: «Allora, d’accordo?»

Il tono era molto basso e le parole non si afferravano subito. Chi aveva immesso il video in rete aveva eseguito un montaggio, per cui la scena si replicava: espressione golosa, occhi attenti, voce dell’uomo che ripeteva in crescendo: «Allora, d’accordo… allora d’accordo?»

L’uomo, che probabilmente aveva nascosto su di sé una microcamera, rimaneva fuori dall’inquadratura.

Nel video, Rosanna Vidor rispondeva chiaramente: «Va bene».

Gesticolava e aggiungeva: «Adesso».

Compariva la mano dell’uomo nell’atto di porgerle una mazzetta di banconote, che la donna afferrava e nascondeva subito nella tasca della giacca.

Questa ripresa sarebbe fors’anche passata inosservata, se Antonella Sordoni, telecronista di Canale Surprise non avesse deciso di ricavarne uno scoop.

Aveva fatto accomodare l’ospite nella poltrona eccessiva di pelle bianca e l’aveva brevemente presentata ai telespettatori e al pubblico in sala.

Poi le aveva chiesto: «Dottoressa Vidor, ci parli più nel dettaglio del suo incarico, quali sono le finalità, i passi che intende intraprendere?»

Rosanna, per l’occasione, indossava un tailleur giacca e gonna grigio. Aveva toccato con gesto automatico il crocifisso al collo e aveva spiegato, rivolgendosi alla telecamera.

«Le nuove frontiere della tecnologia informatica aprono opportunità eccezionali per quanto riguarda i servizi sanitari. L’integrazione dell’intelligenza artificiale deve diventare lo strumento per garantire il diritto all’accesso tempestivo alle cure. Attraverso la modellazione dei dati, potremo gestire le liste d’attesa con precisione, velocizzando lo smistamento verso le visite specialistiche e i ricoveri. Il nostro obiettivo è eliminare quegli appesantimenti burocratici e le aree di discrezionalità che spesso favoriscono i clientelismi. Stiamo lavorando per trasformare la sanità in un sistema a trasparenza totale, dove l'efficienza non sia un calcolo matematico a freddo, ma un servizio reale al cittadino. Il nostro impegno è finalizzato a una migliore funzionalità e trasparenza ei servizi al cittadino.»

«Spieghi bene ai telespettatori. Vi rivolgerete al mercato esterno, per individuare lo sviluppatore delle tecnologie di intelligenza artificiale necessarie?»

«Certo, e non potrebbe essere altrimenti. Vi sono oggi realtà private, le cosiddette Società di Gestione Algoritmica, che detengono il monopolio della potenza di calcolo e dei brevetti sui modelli generativi più avanzati. Lo Stato non ha le infrastrutture per competere con lo sviluppo dei loro codici, ma ha il dovere di governarli. Queste aziende non vendono solo software; offrono architetture decisionali capaci di elaborare miliardi di dati in pochi millisecondi. Tuttavia, il punto critico non è l'efficienza tecnologica, ma la Black Box…»

«Mi perdoni,» l’aveva interrotta la telecronista. «Può essere più chiara, per gli spettatori?»

Rosanna aveva sospirato: «Certamente. Black Box, che significa scatola nera, è un termine tecnico reale, in informatica. Indica quando un'AI prende decisioni senza che gli umani possano capirne esattamente le motivazioni. Il compito della commissione è assicurarsi di scegliere e utilizzare algoritmi che svolgano criteri di selezione dei pazienti basati sul diritto alla salute e non su variabili di profitto o, peggio, di valore produttivo dell'individuo. La commissione è finalizzata a questo: garantire che la macchina resti uno strumento, non che diventi un giudice indipendente.»

«Quindi, se capisco bene, la commissione… per meglio dire lei, che la dirige, è titolata a individuare un’azienda del settore di Gestione Algoritmica cui affidare l’elaborazione e installazione sui server della Sanità di un software di intelligenza artificiale che serva allo scopo.»

«Per semplificare, sì.»

«Può farci i nomi di queste aziende?»

«Perché no. Esistono diversi attori globali che hanno presentato protocolli d'interesse. Parliamo di colossi come la Omnia Logics, che gestisce già sistemi predittivi per il mercato assicurativo asiatico, o la Neural Path Solutions, specializzata in bio-informatica applicata. C'è poi la Kratos-Med, che punta molto sull'integrazione tra dati genomici e cartelle cliniche.»

«La Sintesis SpA?»

«Anche. Ha sede a Milano. La conosco.»

«Non l’ha citata, però.»

Rosanna, inquadrata in primo piano, aveva sollevato di poco le spalle, con un’espressione che significava: Non ci ho pensato. Non credo sia grave.

La conduttrice si era sporta in avanti, riducendo lo spazio fisico tra sé e l’ospite; la voce si era fatta pressante.

«Dottoressa Vidor, restiamo con i piedi per terra. Stiamo parlando di un progetto che sposta equilibri miliardari. Non teme che l’entità economica in gioco possa innescare tentativi di manipolazione, di pressioni indebite volte a favorire un’azienda specifica a scapito della concorrenza?»

L’ospite aveva spostato leggermente il peso sulla poltrona dello studio.

Era tesa e si vedeva.

«Lo escludo.»

«È sicura?»

«Nella maniera più categorica.»

La conduttrice aveva il sorriso di chi sta per sferrare un colpo violento.

«Prima di lanciare la pubblicità, vorrei mostrarle un filmato.»

* * *


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Il racconto è inserito nella raccolta "Scarti di cronaca".

Lo trovi su Amazon facendo Clik QUI


mercoledì 11 febbraio 2026

26.02.11 Intervista di StoryBrooke.Books

 


Oggi, su Instagram,   Storybrookebooks   - che ringrazio - ha pubblicato una mia intervista, che riporto qui integralmente.

Per visualizzare il libro fai CLIK QUI

L'intervista:

Ciao! grazie per essere qui per questa nuova intervista. Innanzitutto presentati a chi ci segue. Chi sei, che libri hai scritto e di che genere.

Risposta: «Grazie a te per l’invito! Sono un salentino d’origine, ma romano d’adozione. Ho settantacinque anni e, dopo una vita dedicata a una professione totalmente diversa, ho scelto di riempire il "tempo sospeso" della pensione con la scrittura.

Il mio esordio è stato una vera sfida: ho dedicato ben cinque anni a questo primo romanzo, navigando tra le incertezze sulla trama e la ricerca del protagonista ideale. La svolta è arrivata per caso: navigando in rete, ho scoperto l'eccellenza accademica di Forlì nel campo della Psicologia Criminale. Lì ho avuto l'illuminazione: un Criminologo! Mi sembrava un profilo ancora poco esplorato dalla letteratura di genere italiana (o almeno, allora lo era per me). Così è nato Sirio Bonanni, un giovane docente dal setto nasale deviato, che ha segnato il mio ingresso nel mondo del poliziesco. Da quel primo passo, ho scritto altri undici libri, affinando la tecnica e accorciando i tempi della creazione man mano che "l'arte dello scrivere" diventava la mia nuova lingua.»

🌟 Com'è nata la passione per la scrittura, cosa ti ha spinto in questo mondo?

Risposta: Posso affermare che la passione per la scrittura sia sempre esistita dentro di me, è semplicemente sfociata quando ha potuto. Inizialmente è stata una sfida con me stesso: volevo vedere se ero capace di costruire un mondo coerente partendo da un foglio bianco. Poi, quella sfida è diventata un bisogno vitale. Scrivere mi permette di vivere molteplici vite e di restare connesso con il mondo, mantenendo la mente lucida e lo sguardo attento ai dettagli — proprio come il mio protagonista, Sirio. Ma poi, a settantacinque anni ho scoperto che è più divertente dare la caccia ai criminali sulla carta che guardare i telegiornali.

Avrai sicuramente un libro o più che ti hanno segnato come lettore e che ti hanno ispirato a pensare "voglio scrivere anche io"

Risposta: Sono sempre stato un lettore "vorace" di romanzi. Se dovessi fare un calcolo, direi di aver letto più di diecimila libri. È stata una dieta letteraria ricca e variegata: sono partito dai classici e dai grandi indagatori dell'animo umano come Pirandello, Moravia e Hesse, passando per le suggestioni di Kundera e la modernità di De Carlo. Tuttavia, la scintilla che ha acceso il desiderio di mettermi alla prova con il genere poliziesco e il thriller è arrivata da altri maestri. Devo sicuramente molto al rigore deduttivo di Conan Doyle, all’impareggiabile Agatha Christie, all’eccellente John Grisham e all’ottimo Giorgio Faletti (non che io voglia paragonarmi al “maestro”, ma la parabola di vita dimostra che non è mai troppo tardi per cambiare pelle).

🌟 Il tuo primo progetto di scrittura? Cosa ti ha ispirato per realizzarlo e a cosa ti ispiri in generale per i tuoi lavori?

Risposta: “Una lavagna di candida pelle”, il mio primo progetto, è nato da una sorta di sfida intellettuale: volevo scrivere un poliziesco che non si affidasse alla forza bruta o alla tecnologia d'avanguardia, bensì alla pura capacità di analisi. L'ispirazione è arrivata, come dicevo, dalla scoperta quasi fortuita del polo universitario di Forlì: l’idea di un criminologo, un accademico che si scontra con il fango della realtà criminale, è stata la scintilla di tutto. Per i lavori successivi l’ispirazione non è arrivata dai grandi eventi, ma da dettagli minimi, da gesti umani. Ho imparato a non sprecare nulla: la raccolta “Indagini sulla morte di Betty”, ad esempio, contiene racconti nati dai capitoli "scartati" dal primo romanzo. Il sequel, “Odio”, ha preso vita in soli sei mesi attingendo allo "zibaldone" di appunti che avevo accumulato durante la lunga stesura dell'esordio.

 Le mie fonti di ispirazione sono variegate. Molti dei miei racconti vedono come coprotagonisti personaggi portatori di handicap psichici, nati sulla scia emotiva lasciatami da “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon. Altre indagini scavano nel passato, influenzate da “Il cane di terracotta” del "Maestro" Camilleri. Per “Chi muore si salva”, invece, devo molto al film “La stangata” — anche se non posso svelarvi il perché per non rovinarvi la sorpresa. Infine, ci sono trame come quella di “Violenza privata” che affondano purtroppo le radici in tragici fatti di cronaca reale.

Ogni mio libro nasce, in definitiva, da una domanda molto semplice: "Cosa succederebbe se…" e, subito dopo: "Come si comporterebbe Sirio?"

 🌟 A chi consigli il tuo libro? Convinci nuovi lettori descrivendo il tuo libro in 5 parole e perché le hai scelte.

Risposta: Lo consiglio a chi non si accontenta della superficie. A chi ama le indagini classiche, ma cerca una profondità psicologica che vada oltre il semplice "chi è stato". Lo consiglio a chi vuole un investigatore che non usa la pistola, ma il cuore e l'intelletto.

Se dovessi descrivere la saga di Sirio in 5 parole, sceglierei queste:

Dettaglio: Perché, come insegna Sirio, è nell'infinitamente piccolo che si nasconde la verità più grande.

Umanità: Perché i miei personaggi, criminali inclusi, non sono mai macchiette, ma esseri umani complessi e fragili.

Logica: Per l'omaggio che rendo alla deduzione classica, quella "vecchia scuola" che non passa mai di moda.

Verosimiglianza: Perché ogni trama affonda le radici nel reale; voglio che il lettore pensi: "Questo potrebbe accadere davvero".

Riscatto: Perché Sirio è un uomo comune che, nonostante i propri limiti e le amarezze della vita, non smette mai di cercare la giustizia.

Le ho scelte perché credo che un buon poliziesco non debba solo intrattenere, ma debba lasciare al lettore una lente nuova con cui guardare il mondo, una volta chiusa l'ultima pagina.




martedì 20 gennaio 2026

L'amante - Racconto

 


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Anteprima:


L’amante

Sirio lo vide entrare, trascinandosi dietro la nebbia di Bologna e l’oscurità precoce di gennaio. Si guardava intorno nell’enoteca in penombra e Sirio richiamò la sua attenzione con un gesto. Si alzò per abbracciarlo.

«Non sei cambiato,» disse Vittorio, fissandolo e trattenendolo per le spalle.

Vittorio era il primo della classe al liceo scientifico in via delle Sette Sale, a Roma. Passava i pomeriggi sui libri, non aveva amici e non andava dietro alle ragazze. Si riusciva a trascinarlo in pizzeria soltanto per la cena di fine anno. Era magrissimo; il taglio dei capelli e l’abbigliamento non seguivano le mode e portava occhiali neri dalle lenti spesse.

Dopo il diploma si erano persi di vista.

Adesso, appesantito, quasi calvo e con gli occhiali senza montatura, Sirio non l’avrebbe mai riconosciuto incontrandolo per strada.

Sere prima, Vittorio si era messo in contatto con lui tramite Facebook; avevano scambiato qualche ricordo in chat e si erano dati appuntamento nell’enoteca di piazza Salmastra.

«Dunque, informatico presso la Kore Systems di Bologna,» avviò un discorso da rimpatrio di ex studenti Sirio.

«E tu, docente di criminologia. Vent’anni fa, chi avrebbe detto che saremmo finiti così.»

Il tono era mesto. Sirio si rese conto che l’amico non aveva mai sorriso.

«Rimpianti?» gli chiese.

Vennero interrotti dalla cameriera spigliata sorridente che si avvicinò col tablet già pronto. Porse la lista dei vini e, da brava sommelier, prese a declamarli. Si stancò presto della serietà con cui la fissava Vittorio e si rivolse a Sirio, che le dava soddisfazione con espressioni ammirate.

Entrambi optarono per un Barbera.

«Fino a poco fa nessun rimpianto,» Vittorio scuoteva la testa. «Ma adesso…»

«Adesso cosa?»

Invece di rispondere, Vittorio disse: «Ho letto di te sul web, sei bravo nel tuo campo.»

«È solo un lavoro,» minimizzò Sirio. «Starai cercando i vecchi compagni per una rimpatriata, immagino».

«Cosa?» si sorprese Vittorio. «No, no, cercavo espressamente te, in verità.»

Arrivò la ragazza spigliata col vassoio. “Lucia”, annunciava il ricamo sul taschino della divisa azzurra. Appoggiò calici e stuzzichini, fece l’occhiolino a Sirio e si ritirò.

Vittorio scuoteva la testa: «È sposata».

«Come dici?»

«Ha la fede, è sposata.»

Sirio lasciò correre: «Parlami di te. Mi hai cercato per un motivo preciso, dicevi».

«Sei sposato?» aveva gli occhi sbarrati dietro le lenti.

«Sposato? Io? No… perché me lo chiedi?»

«Elena, mia moglie, mi tradisce,» si protese Vittorio sul tavolo, con la voce del cospiratore sul patibolo.

Buttata lì, la frase diceva tutto e niente.

«Spiegami meglio.»

«Siamo sposati da cinque anni. Finché stavamo a Roma, tutto ok. Poi, quando un anno fa sono stato assunto dalla Kore e ci siamo trasferiti, lei è cambiata.»

Occhi fissi sbarrati. Il massimo della chiarezza, secondo lui.

«In che senso, cambiata?»

«Distratta, apatica, nessuna effusione, non vuole più… intimità,» agitò le mani.

«Le donne attraversano periodi difficili… strappata al suo mondo, città diversa, abitudini nuove…»

«No, so quel che dico,» gli afferrò il polso. «Sirio, devi farla tornare da me.»

«Cosa? Ma se nemmeno la conosco.»

Tutto il discorso non aveva alcun senso.

«È il tuo lavoro. Ho letto del caso Pestinelli, di come l’hai fatto confessare. Sei bravo. Devi farlo per me, un amico!»

Sirio si appoggiò alla panca, mandò giù a fatica un piccolo sorso.

«Ma non è affatto il mio lavoro. Io insegno all’università e firmo perizie per i tribunali. I giornali travisano. Tu, se vuoi salvare il tuo matrimonio, rivolgiti a un consulente di coppia. Oppure consulta un avvocato divorzista.»

«Ma io mi sto distruggendo, non mi vedi?»

Sirio scosse la testa: «Mi dispiace».

«Ho capito. Allora farò a modo mio. Ma sappilo, qualsiasi conseguenza ricadrà su di te.»

Si alzò di scatto, gettò una banconota sul tavolo e uscì senza salutare.

*

Circa un mese dopo, Sirio ricevette una telefonata di Vittorio.

«Ti devo parlare!»

Aveva risposto di malavoglia, e cercava una scusa per scantonare.

Ma Vittorio aggiunse: «Per favore».

Lo disarmò.

Arrivarono davanti all’enoteca nello stesso momento, alle sette di sera di un febbraio fosco di pioggia. Entrarono assieme. Lucia, accorsa a riceverli, davanti a quei musi lunghi, indicò la sala pressoché vuota e si ritirò.

Vittorio scelse l’ultimo separé. Scivolò sulla panca fino ad accostarsi al muro.

Il paralume rosso gli dava un aspetto un po’ inquietante.

«Ho fatto come mi hai consigliato,» esordì. «Mi sono rivolto a un investigatore privato.»

Sirio non gli aveva suggerito nulla di simile, ma non replicò.

«Mi è costato parecchi soldi, che avrei voluto risparmiare.»

Non c’era di che controbattere e Sirio non lo fece.

«Si è innamorata di un mascalzone e criminale.»

Sirio, con i palmi appoggiati al bordo del tavolo, attese.

«L’investigatore mi ha fornito un dossier completo. Truffe, sfruttamento.»

«Dossier?»

«Ritagli di giornali, interviste a chi lo conosce.»

Pettegolezzi! considerò Sirio, ma lo tenne per sé.

«L’investigatore mi ha fornito fotografie di mia moglie col mascalzone, per strada. Né baci né atteggiamenti equivoci, solo camminare vicini o parlarsi a poca distanza. Gliele ho mostrate e lei, in principio, ha negato. Non provano niente, ha detto. Allora le ho mostrato l’altro dossier, le ho sbattuto in faccia che bestia sia quell’uomo. Lei ha risposto che è gentile e cortese, che la rispetta e non le farebbe mai del male. Ha detto che sono io il mostro, il bruto, il geloso d’altri tempi che non capisce il vero amore.»

«Si è allontanata dal tetto coniugale?»

«No. Ma dopo quella discussione ha iniziato a evitarmi. Si chiude a chiave in camera quando sono in casa. Un inferno, credimi. E non so come andrà a finire.»

Quell’uomo gli faceva pena, ma non aveva medicine per il suo male.

Lucia, da lontano, indicò il tablet. Sirio le fece segno di avvicinarsi.

Nessun sorriso, questa volta. Lei appuntò tutto e volò via.

«Perché hai voluto incontrarmi?» chiese Sirio a Vittorio.

«Se questa storia finirà in tragedia, la responsabilità sarà tua.»

* * *

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