mercoledì 31 marzo 2021

Svicolava - Racconto (Anteprima)


 
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Anteprima:

Svicolava

Sapete quelle giornate di agosto, quando le foglie smettono di frusciare e le cicale di frinire, quando la città si svuota e le strade deserte ti assordano di silenzio e la lancetta delle ore sembra ferma sul mezzogiorno? Ebbene in uno di questi pomeriggi – a nulla era valso a Sirio di sollecitare il professore a raggiungere la riviera; perché, infine, la sessantenne indolenza del professore l’aveva spuntata – ebbene, in un giorno così si trovavano nell’ombra relativa del patio del professor Anselmo Urbani, in via dei Villini a Forlì; e l’attenzione del professore era assorbita unicamente da elucubrazioni silenziose e immobili se spostare l’alfiere o la torre.

«Le ho mai raccontato, professore, di quel mio amico… ero al primo anno, qui a Forlì, ed io e lui si abitava insieme in una camera affittataci da un certo Mario Grandi, giusto alle spalle dell’università?»

Il professore mugugnò qualcosa di indistinto, inseguendo, con l’indice che sorvolava la scacchiera a volo radente, degli spostamenti di Torri e Regine che vedeva soltanto lui. Così Sirio si sentì autorizzato a proseguire:

«Be’, Nicola, questo amico, un napoletano dal cuore enorme come tanti delle sue parti, si era sposato giovane, con Carla, sua coetanea. L’aveva dovuta lasciare a Napoli e venire da solo a Forlì perché… Be’, questo è il succo di tutta la storia e glielo dico dopo… così non le tolgo il gusto…»

Il professore spostò la Torre.

Si conoscevano da anni, e Sirio continuava a dargli del lei. Mentre il professore, fin dal primo momento, gli dava del tu.

«Guarda» disse con l’espressione di un dodicenne che ha smontato l’automobilina e pregusta di rimontarla.

Siro fissò la Torre bianca che, minacciosa, aveva invaso il territorio del proprio schieramento.

Avanzò un Pedone e difese le retrovie.

Il professore bofonchiò e riprese a perscrutare la scacchiera con gli occhi accigliati.

«”Dunque le cose stanno così” mi disse Nicola un bel giorno, dopo un po’ che dividevamo la stanza e avevamo preso confidenza, e mi raccontò che faceva il magazziniere allo Spesafacile, giù a Napoli; sa professore, la catena dei supermercati, e Carla, che sarebbe diventata sua moglie, faceva la cassiera, sempre lì. Stavano bene, m’aveva fatto il gesto dei soldi sfregandosi l’indice col pollice.»

Il professore sollevò l’indice, come quando, in piedi davanti alla cattedra, preannunciava un qualche diktat essenziale della lezione. Invece lo rivolse alla scacchiera e non disse niente: pensava alla Regina e alle Torri… lui.

«Ma la vuol sentire questa storia, professore?»

«Dimmi, dimmi» sventolò in aria le dita il professore senza sollevare la testa.

Sirio soppesò se era il caso.

Ma sì, si disse.

Doveva pur riempire i vuoti fra una mossa e l’altra del professore.

«Allora le racconterò la storia di Nicola con le sue stesse parole, per quanto mi sarà possibile ricordare.»

«Eh? Ah, sì.»

«”Il giorno che Giovanni mi aveva chiesto il prestito… ‘In nome della nostra vecchia amicizia’…” mi disse Nicola scuotendo la testa e mimando la voce dell’amico, con quella intonazione ironica che hanno i napoletani anche quando raccontano storie tristi “non avevo esitato”...»

Il professore portò avanti l’Alfiere di casa nera per minacciare la Regina.

Si appoggiò allo schienale con la faccia che diceva: Eh? Che te ne pare?

Sirio coprì col cavallo la linea di tiro.

Il professore si protese di nuovo a studiare strategie e Sirio chiese: «Le interessa, questa storia?»

«Certo, certo, va’ avanti…»

Sirio nutriva sospetti, ma l’afa di agosto schiacciava anche il silenzio. 

Racconto

Piccole considerazioni di retorica spicciola.

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