Questo racconto è nella raccolta "La signora americana"
Anteprima:
L’intrusa
La signora Annamaria Siniboldi Castigliano in
Ramino si spense serenamente nel proprio letto all’età di centodue anni alle
prime ore dell’alba del venti di aprile, giorno della Pasqua di Resurrezione.
Le due badanti di nazionalità romena
che l’accudivano amorevolmente da svariati anni, Alina e Catinca giurarono in
lacrime che fosse ancora calda, quando si erano recate come ogni mattina alle
otto per accudirla. Disperate, dovevano aver svegliato il marito, il senatore
Mario Ramino, perché se l’erano visto entrare nella stanza in pigiama. A questo
punto, benché la notizia non fosse giunta del tutto inattesa stante l’età della
Siniboldi Castigliano, si innescarono un susseguirsi di eventi, alcuni sì
pianificati secondo il buon senso e l’uso comune, altri non del tutto scontati
e prevedibili, per non dire sconvolgenti.
La signora Siniboldi Castigliano,
nata nel 1912, era stata donna bellissima, di nobili natali, dalla vita
intensa, dinamica, per certi versi frenetica. Il suo primo marito, il pittore
francese Jean Philippe Christianne, di vent’anni più grande, durante un
soggiorno a Forlì l’aveva notata e voluta, procace sedicenne, dapprima per
modella, subito dopo in moglie.
Matrimonio felice ma breve il
loro. La primogenita Corinne di cinque anni, il piccolo Giacomo ancora in
fasce, e Jean Philippe se n’era andato, portato via da una polmonite
fulminante.
Annamaria aveva amato intensamente
Jean Philippe; e la sua natura romantica l’indusse a considerare, malgrado
all’epoca avesse appena ventiquattro anni, che quando fosse giunto il suo
momento avrebbe voluto riposargli accanto. Così aveva avviato le procedure per
la costruzione di una cappella funeraria e conosciuto Ettore Vianotti,
architetto giovane ma ambizioso, dotato di indubbia genialità, messosi
alacremente all’opera. L’architetto Vianotti le propose alcune soluzioni, tutte
assai valide, per il futuro monumento funebre e il susseguirsi degli incontri
per discutere il progetto sfociarono, quasi come le acque di un placido fiume
nelle acque burrascose dell’oceano, in una passione incontrollabile; tant’è che
Ettore e Annamaria convolarono a nozze nel 1939, giusto a tempo per mettere al
mondo Benito e Rosa, prima che Ettore venisse chiamato a combattere sul fronte
russo.
La costruzione della cappella – un
monumento elegante col tetto a falde e sul frontone il bassorilievo di un
angelo che scendeva in volo a confortare le anime dei trapassati – venne
completata a tempo per accoglierlo alla fine del conflitto mondiale.
Dal suo terzo e attuale marito, il
senatore Mario Ramino, di ben vent’anni più giovane, questo, l’Annamaria
Siniboldi Castigliano non ebbe figli, accogliendo comunque amorevolmente Marco,
nato dal primo matrimonio del senatore.
Ora, il venti di aprile, giorno
della Pasqua di resurrezione, alla sua morte, la Siniboldi Castigliano lasciava
un patrimonio considerevole in immobili locati e titoli di Stato, oltre
all’appartamento di pregio che abitava in centro di Forlì; patrimonio equamente
ripartito fra tutti gli aventi diritto così come disposto da documento
testamentario redatto innanzi a notaio in piena facoltà di intendere e volere.
Le peripezie, anche drammatiche,
che sopravvennero alla sua dipartita, non furono quindi da imputare a incuria o
negligenza, ma a una casualità sconcertante e del tutto fortuita.
