martedì 8 settembre 2026

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Breve presentazione:

Studiati sui libri, i delitti più efferati sono materia didattica, nozioni di analisi psicologica, fenomeni da indagare. Nella realtà, sono incubi; con l’aggravante che nessun risveglio li può cancellare.

Sirio insegna criminologia e psicologia investigativa in una prestigiosa università italiana. Quando scopre che la sorella è stata aggredita da un folle e ridotta in fin di vita, decide di avviare un’indagine personale per smascherarlo.

Privo di una Sezione Scientifica a supporto, senza il potere di isolare scene del crimine o interrogare sospettati, Sirio può contare solo sulla propria preparazione accademica e su un’attitudine innata: percepire l'invisibile. La sua indagine lo porterà a uno scontro frontale con un criminale che non ha alcuna intenzione di fermarsi.


Anteprima:

È impossibile immaginare l’orrore,
lo si può soltanto provare, ma,
quando questo avviene,
la mente lo rifiuta,
il cervello si spegne, il cuore si arresta.

 PROLOGO

Emma, gli occhi chiusi, è immersa nel buio assoluto che precede la morte. Non ha paura, non può più averne. La sua coscienza sopita si trova al centro di imponderabili abissi siderali, in un nulla che si estende vuoto e assoluto in ogni direzione; densa oscurità che schiaccia il respiro, liquido amniotico senza colori.

Non suoni né luci, né pensieri o istinto in quel nulla senza contorni.

La lampada della stanza è spenta. Il flebile chiarore del monitor illumina appena il suo corpo disteso nel letto di degenza. La linea della vita è un filo verde tremolante, i Bip intermittenti, i LED che ammiccano a intervalli equidistanti sono per lei, ma la sua coscienza sopita non può saperlo. Se avesse coscienza e ricordi, saprebbe che dell’uomo nudo incombente sopra di lei conosceva soltanto il nome: Enzo. Era stato molto gentile, quando l’aveva incontrato, e loquace e simpatico. Se avesse memoria saprebbe che l’ultima immagine, prima che le incollasse il cerotto sulle palpebre, era stata di un viso premuroso. Dopo, le lacrime erano rimaste compresse, gonfiandosi e premendo dolorose sotto quel nastro; e l’altro, che le serrava la bocca, le aveva tolto oltre alla voce anche il respiro. Aveva avuto mani e piedi legati alle spalliere sopra e sotto del letto e dall’oscurità le erano giunte parole rantolanti dalle intonazioni infantili, mentre quell’uomo scriveva. Forse gli avrebbe parlato, se avesse potuto. Se avesse potuto gli avrebbe accarezzato la mano, per fermarlo.

Ma la voce dell’uomo e la lama che scorreva sulla sua pelle sono ormai lontane, sfumate al di là del ricordo. Adesso, trascorsi giorni, la coscienza sopita di Emma rimane in bilico sull’orlo di un baratro vuoto e impensabile, un precipizio senza ciglio né fondo.

Fuori di lei, la linea della vita è una traccia verde sottile tremolante su un monitor. Un filino di ragnatela che la trattiene sospesa sul terribile abisso.

PARTE PRIMA

“Que el mundo fue y será una porquería
ya lo sé...”
(Che il mondo fu e sarà una porcheria
già lo so…)
“Cambalache”, Tango, 1934
Testo e Musica di Enrique Santos Discépolo


1

Forlì – Lunedì 12 ottobre

Sirio, affascinami ancora.

Il naso storto di Sirio roteò come la punta di un trapano… e Gianna spalancò gli occhi. Impiegò qualche istante a distinguere la realtà dal sogno. Si era addormentata con la testa di traverso e le doleva il collo. Le cifre sul comò indicavano le quattro e qualche minuto. Era intirizzita, nuda, fuori dalla trapunta, con la schiena reclinata sulla spalliera. Sirio la cingeva col braccio attorno alla vita.

Facendo piano, si spostò per mettersi comoda e coprirsi. Forlì, a metà ottobre, era la Sibe­ria.

Fra poco l’attendeva un altro giorno pieno di niente. Intanto, anche questa notte se n’era andata. Ma è così, per scoprire che cambia qualcosa devi voltarti indietro e guardare lontano. Allora vedi che eri bambina, poi ragazza e insomma crescevi. Sulle brevi distanze invece, tutto è piatto. Ti alzi, più o meno alla stessa ora, spicci le solite cose, marito che rientra, ti racconta del capo reparto che è un fetente, poi se ne va a dormire perché ha passato la notte a guidare il treno. Si sveglia all’una, pranzo e poi, se gli va, ti trascina dentro il letto, per la sua personale razione di sesso.

Un paio di volte al mese c’è Sirio. È sempre lei che lo cerca. Non perché sia un tipo sulle sue, anzi, è sempre disponibile: è la disponibilità assoluta quest’uomo. Ha la capacità di ascoltare e percepire anche ciò che non gli dici. Incredibile, con lui ti apri e racconti, anche quello che non vorresti, e lui è sempre un passo avanti, già sa cosa stai per dire. Ha le antenne, per capire le cose.

 

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