giovedì 21 maggio 2026

26/05/21 Vi presento il mio nuovo libro: "Scarti di cronaca"

 



Lo trovi QUI


Presentazione:

È da oggi su Amazon la mia nuova raccolta di racconti noir – protagonista il criminologo Sirio – dal titolo “Scarti di cronaca – storie di crimini dietro i riflettori”.

Per alcune delle novelle che la compongono ho tentato l’esperimento di ispirarmi a eventi di cronaca – che riconoscerete senz’altro. Il risultato è stata la conferma di quanto appaiano assurdi certi fatti estremi, se inseriti in un testo romanzesco.

Ho dovuto cercare mediazioni, per ricondurre entro limiti tollerabili le crudeltà reali.

Quasi mai, in questi racconti, c’è la vista del sangue. C’è però la volontà di evidenziare come le nuove droghe e l’evoluzione informatica siano armi mutilanti e letali tanto quanto quelle da taglio e da fuoco, potendo infliggere ferite ugualmente dolorose e una morte, sia pure non fisica, altrettanto definitiva.

Affidare anche queste indagini a Sirio è venuto da sé. La sua arguzia investigativa e la sua profonda umanità erano gli strumenti necessari per mediare l’invisibile crudeltà manipolatoria e psicologicamente mutilante di cui si parla.

Trovare un titolo appropriato a ogni singolo racconto mi ha comportato lunghe riflessioni e continui ripensamenti; quello della raccolta, “Scarti di cronaca”, soltanto il tempo di un flash. Gli “Scarti”, qui, sono a volte gli avanzi, i rifiuti, quelle storie minime che i grandi media liquidano in poche righe e dimenticano in fretta. Altre volte si intendono per “Scarti” le deviazioni improvvise, quelle sbandate laterali che portano una vita normale a uscire di pista. Con tali premesse il sottotitolo, “Storie di crimini dietro i riflettori”, a retrocopertina girata, non necessita di spiegazioni.

Detto questo, non posso che augurarmi il vostro affetto di lettori e ringraziarvi se vorrete continuare a seguirmi.

 


mercoledì 6 maggio 2026

Solo un mille - Racconto

 





Solo un mille

Il cinese si era avvicinato sull’arenile ma non l’avevano sentito.

Sirio guardava Aziz, distesa a pancia in giù sul lettino da spiaggia accanto al suo. Aveva gli occhi chiusi e la guancia appoggiata sulle mani.

Attraverso gli intrecci del cappello di paglia con la falda ampia, il sole disegnava un ricamo di puntini luminosi sulla sua guancia color caffelatte.

Sirio, il giorno prima, nel chiosco bar del lido, si era innamorato del profilo di Aziz.

Era sola. Sedeva eretta sullo sgabello coi gomiti sul banco. Di tanto in tanto, svogliatamente, tendeva la testa verso la cannuccia e suggeva, infossando lievemente le guance. Il ripetersi monotono di quel gesto era molto seducente.

Nessuno le si era avvicinato per tutto il tempo.

La linea del suo profilo era un susseguirsi di curve. La fronte alta partiva da capelli crespi nerissimi: una foresta notturna osservata da un elicottero. Dolcemente si congiungeva all’insellatura del naso; precipitava verso le labbra, rialzate, carnose, selvagge e desiderabili insieme; combatteva per risalire l’onda di risacca del mento e sprofondava verso il solco tra i seni, piccoli e sporgenti.

Indossava un prendisole color arancia, trasparente, quasi impudico sul bikini bianco e l’incarnato scuro.

Era uscita, e lui l’aveva seguita.

Avevano camminato, lei avanti, Sirio qualche passo più indietro, sulla sabbia tiepida di maggio fino a un ombrellone prossimo al bagnasciuga. La brezza che spirava dal mare spingeva avanti le onde. Ritraendosi, spumeggiavano.

Lei, liberatasi del prendisole, si era distesa.

Quel giorno Sirio aveva raggiunto Cesenatico per uno di quegli impulsi da prefestivo vuoto che a volte prendono chi vive solo. In jeans e polo si era seduto sotto l’ombrellone vicino, rivolto verso di lei.

Ma non sembrava averlo notato. Si era sdraiata e aveva chiuso gli occhi.

Lui si era disteso a sua volta e, con i polsi sotto la nuca, era rimasto a fissare il mare attraverso le ciglia socchiuse. Qualche giovane temerario sollevava schizzi correndo verso il largo, si slanciava in bracciate frettolose, invitava la sua ragazza a seguirlo; poi la rincorreva, la prendeva in braccio mentre scalciava e infine la lasciava cadere fra spruzzi e risate. Qualche bambino protestava se il coetaneo gli rubava il secchiello e qualche mamma interveniva: «Non fa niente, poi te lo restituisce… giocate insieme».

Attorno a mezzogiorno, la ragazza dai capelli crespi aveva recuperato il prendisole color arancio ed era tornata al chiosco. Aveva ordinato un panino e una spremuta e se li era portati a un tavolo.

Gli altri erano tutti occupati.

«Posso?» le aveva chiesto Sirio.

Gli aveva sorriso.

«Certo.»

Aveva fatto un gesto verso la sedia di fronte. Il palmo chiaro della mano sembrava una porta aperta.

*

Il cinese rilasciava profumi.

Aziz, nel lettino accanto a quello di Sirio, aprì gli occhi con un allarme fugace. Si appoggiò sul gomito e lo fissò. Il giorno prima, al tavolo del chiosco bar, con la stessa espressione interrogativa aveva chiesto a Sirio: «Mi sta seguendo… dica la verità».

Aveva possibilità di negarlo?

«Confesso,» aveva alzato la mano, allo stesso modo con cui avrebbe detto “Lo giuro”.

Nel chiosco affollato si inseguivano voci e gesti. Mani volevano attenzione dai camerieri, richiami e scambi si incrociavano da posizioni distanti.

«C’è un perché o agisce d’istinto? Non sarà uno di quei serial qualcosa che vanno di moda sui crime della TV?»

«No, no. Sono un modello unico,» ridacchiò Sirio.

Lei gli mostrò i denti bianchissimi.

Sirio rimase a fissarla per qualche istante, lasciando che lei percepisse l’ammirazione. Poi si schiarì la voce.

«Sai che, tecnicamente, mi stai minacciando?» disse, mostrandosi serio.

Aziz si bloccò con la spremuta a mezz’aria: «Cosa?»

«Studi antropologici affermano che il sorriso è la metamorfosi di un ringhio,» rispose Sirio, con l’aria di trovarsi sulla pedana, in facoltà. «Un tempo equivaleva a esibire un’arma – i denti, appunto. Era il preludio a un attacco. Poi l'evoluzione ha trasformato quel gesto di minaccia in un segnale di pace, o di corteggiamento.»

Rivolgendole un sorriso contenuto e ambiguo, si godeva la sorpresa e il rincorrersi di congetture che leggeva nei suoi occhi.

Insistette: «È un destino bizzarro, non trovi? La stessa espressione che gli antenati usavano per spaventare il nemico, oggi la usiamo come segnale di pace».

Qualcuno l’aveva urtato, passando. Sirio l’aveva ignorato.

Aziz, in silenzio, era sospesa tra lo stupore e il dubbio di trovarsi di fronte a un pazzo. Poi rovesciando indietro la testa scoppiò a ridere.

«Ma chi sei?» esclamò, passandosi un dito sotto l'occhio per portar via una lacrima di riso.

«Soltanto Sirio. E tu?»

Scosse la testa e agitò la mano: «Solo Aziz. E guarda che a proposito di mostrare i denti e tutte quelle altre cose, hai cominciato tu».

Gli fece una smorfia da ragazzina che rintuzza un compagno di giochi.

Lui sorrise: «Hai ragione».

Lei diede un morso al panino.

«Tu?» gli chiese. «Non prendi niente?»

«Sì. Vado a ordinare. Però, non sparire,» le aveva agitato contro l’indice.

* * *


> Per visualizzare il profilo e tutte le pubblicazioni dell'autore fai clik QUI

> Per accedere direttamente all'acquisto del racconto "Io sono lui" al prezzo di €, 0,99 fai clik QUI


Post più popolari