Questo racconto fa parte della raccolta PICCOLI CRIMINI INNOCENTI, edito su Amazon.
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Anteprima:
Breve indagine internazionale
A
Morgantown, Virginia, USA, Patricia Cromowel, software engineer e, all’occorrenza, hacker, appoggiò i piedi sul
tappetino fuori dalla doccia, indossò l’accappatoio e avvolse i capelli in un
asciugamano. Uscendo dal bagno lasciò cadere un’occhiata sul monitor del laptop
acceso sul piccolo tavolo accanto alla finestra.
Viveva a New York City ed era lì in visita
dai suoi genitori. Un breve incontro, in verità, dal momento che la sera precedente,
dopo appena una settimana dal suo arrivo, loro erano partiti per una nuova
crociera. Fra le isole dei Caraibi, questa volta, e non sarebbero tornati prima
di un mese.
Sullo schermo, una piccola icona ammiccava
per annunciarle una notifica. Lesse: Boxer
nose, Naso da pugile, e tirò
dritto sorridendo.
Abbandonò accappatoio e asciugamani sul letto
e scosse i capelli, tinti di viola e arancione. Sollevò il seno destro davanti
allo specchio e si voltò leggermente di lato, per vedere il riflesso della farfalla
tatuata vicino al capezzolo.
Il suo amico Sirio, criminology professor in
Forlì, Italy, che lei chiamava Boxer
nose per via del naso schiacciato, voleva mettersi in contatto con lei.
Un pensiero malizioso la fece sorridere.
Indossò delle mutandine molto succinte e
cliccò sull’icona lampeggiante.
“Ciao Pat. Camera 43. Un anno. Prenoto?”
Non ebbe bisogno di avviare il traduttore: un
breve flashback fu più che sufficiente.
Oltre la finestra, un agosto afoso e umido.
Al di qua dei vetri, una casa vuota.
Il ricordo della riviera romagnola, degli
italiani chiassosi, della brezza profumata in riva al mare la sera e anche…
perché no? della camera 43, la fecero decidere.
“Prenotta…”
Consultò il traduttore e corresse:
“Prenota”.
2.
Il
tabellone elettronico nell’atrio Arrivi
Internazionali dell’aeroporto di Bologna Borgo Panigale indicava che il
volo AA04365 delle ore 10:35 da New York, con scalo a Londra, era in orario.
Sirio seguì le indicazioni e si accodò alle altre persone in attesa al varco di
arrivo. Una bambina sui dieci, undici anni faceva saltelli impazienti
trattenuta dalla madre; una sedicenne in minigonna e scarpe da palestra si
sporgeva verso le porte scorrevoli ogni qual volta si aprivano; un giovanotto
atletico con la barbetta rasa sorrideva fra sé; una coppia di anziani si teneva
per mano scambiandosi sottovoce dei commenti.
«Sirio, mi
amor.»
Patricia correva verso di lui facendo saltellare
i capelli variopinti e facendo ballonzolare le rotelle del trolley. Si ostinava
a voler esercitare il proprio italiano, senza rendersi conto di confonderlo,
molto spesso, con lo spagnolo. Gli gettò le braccia al collo e lo baciò sulla
bocca.
«Finally,
my love… finalmente.»
Si era soffermata a osservarlo.
«Sei sempre uguale, my friend.»
«E tu sempre splendida.»
La bambina undicenne era corsa incontro al
padre saltandogli addosso e facendolo barcollare all’indietro; la sedicenne
stava baciando il suo boyfriend con lo zaino in spalla; la coppia di anziani
sorrideva e faceva carezze ai due nipotini con gli occhi vergognosi, mentre la
loro mamma li sospingeva dicendo: Su, su…
salutate i nonni; il giovanotto atletico allargava le braccia verso un
altro talmente simile a lui da poter essere fratelli, invece si erano dati un
bacio da fidanzati e adesso si stavano avviando abbracciati verso l’uscita.
Sirio prese la maniglia del trolley e passò
il braccio attorno al fianco di Patricia.
«Stanca?»
«Oh, no. Tanta voglia for the sun… di sole… di mare. Subito,» si lasciò andare a una
risata, riversando indietro la testa.
La loro amicizia era nata in due poltrone
vicine del teatro dell’opera di Bologna, aveva raggiunto piena maturazione
nella camera 43 della pensione Vacanze
Felici di Cesenatico e si era conclusa nell’atrio partenze di quello stesso
aeroporto.
Raggiunsero la fedele Clio color melanzana di
Sirio.
«Oh, the
little city car,» esclamò la ragazza, e aggiunse, col suo entusiasmo
squisitamente yankee, «Oh yes, tutto muy bello, muy bello. Staremo assieme
giorno y noche.»
Continuava a confondere lo spagnolo con l’italiano,
ma Sirio evitò di correggerla.
«Purtroppo, per oggi pomeriggio, ho un
impegno,» dovette confessare.
«Oh…» fece lei con la voce delusa, «avevi
promesso.»
«Sì, è vero. Ma sai come succede… quelle
noiose convocazioni improvvise dei magistrati… la giudice Valtesi…»
«Una donna, dunque…»
«Già, una donna.»
«Giovane?»
«Beh, non vecchia…»
«Bella?»
«Direi di sì.»
«Più di me?» lei inclinò la testa, fissandolo
maliziosa da sott’in su.
«Oh
no, certo che no,» le sorrise, «ma si tratta del mio lavoro e non posso sottrarmi.
Comunque sarà una breve riunione. Tornerò presto e sarò tutto per te.»
3.
La
camera 43 dell’hotel Vacanze Felici
aveva un piccolo balcone che affacciava verso il mare.
«Oh,
beautiful,» esclamò Patricia, sporgendosi dalla ringhiera.
Subito sotto di loro i villeggianti
affollavano la piscina, occupavano sdraio e lettini, sorseggiavano bibite e leggevano
libri; i bambini facevano tuffi, si inseguivano sull’erba. Poco più in là,
sulla strada, le automobili procedevano adagio, cercando parcheggio o
uscendone. I marciapiedi erano gremiti di ragazze in prendisole ridotti e di
giovanotti a torso nudo. Gli ombrelloni nel lido si protendevano fino al mare,
fitti e allineati come militari in parata. Frotte di bagnanti si crogiolavano lungo
il bagnasciuga. Riflessi di luce bianchissima baluginavano sulle increspature
dell’acqua e motoscafi scorrevano lenti, al largo, inseguiti da una scia
silenziosa. Dal campo di beach volley nell’arenile arrivavano a intermittenza
le incitazioni smorzate dei giocatori e dal chiosco dello stabilimento balneare
giungeva la musica di una canzone latinoamericana. Si udiva qualche
strombazzamento dalla strada e poi, sotto di loro, risuonavano il brusio
smorzato dei villeggianti e le grida festose dei ragazzini.
Patricia gli circondò le spalle con le
braccia e lo baciò.
«Gracias,»
gli sospirò sulla bocca.
