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martedì 20 gennaio 2026

L'amante - Racconto (Anteprima)

 


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Anteprima:


L’amante

Sirio lo vide entrare, trascinandosi dietro la nebbia di Bologna e l’oscurità precoce di gennaio. Si guardava intorno nell’enoteca in penombra e Sirio richiamò la sua attenzione con un gesto. Si alzò per abbracciarlo.

«Non sei cambiato,» disse Vittorio, fissandolo e trattenendolo per le spalle.

Vittorio era il primo della classe al liceo scientifico in via delle Sette Sale, a Roma. Passava i pomeriggi sui libri, non aveva amici e non andava dietro alle ragazze. Si riusciva a trascinarlo in pizzeria soltanto per la cena di fine anno. Era magrissimo; il taglio dei capelli e l’abbigliamento non seguivano le mode e portava occhiali neri dalle lenti spesse.

Dopo il diploma si erano persi di vista.

Adesso, appesantito, quasi calvo e con gli occhiali senza montatura, Sirio non l’avrebbe mai riconosciuto incontrandolo per strada.

Sere prima, Vittorio si era messo in contatto con lui tramite Facebook; avevano scambiato qualche ricordo in chat e si erano dati appuntamento nell’enoteca di piazza Salmastra.

«Dunque, informatico presso la Kore Systems di Bologna,» avviò un discorso da rimpatrio di ex studenti Sirio.

«E tu, docente di criminologia. Vent’anni fa, chi avrebbe detto che saremmo finiti così.»

Il tono era mesto. Sirio si rese conto che l’amico non aveva mai sorriso.

«Rimpianti?» gli chiese.

Vennero interrotti dalla cameriera spigliata sorridente che si avvicinò col tablet già pronto. Porse la lista dei vini e, da brava sommelier, prese a declamarli. Si stancò presto della serietà con cui la fissava Vittorio e si rivolse a Sirio, che le dava soddisfazione con espressioni ammirate.

Entrambi optarono per un Barbera.

«Fino a poco fa nessun rimpianto,» Vittorio scuoteva la testa. «Ma adesso…»

«Adesso cosa?»

Invece di rispondere, Vittorio disse: «Ho letto di te sul web, sei bravo nel tuo campo.»

«È solo un lavoro,» minimizzò Sirio. «Starai cercando i vecchi compagni per una rimpatriata, immagino».

«Cosa?» si sorprese Vittorio. «No, no, cercavo espressamente te, in verità.»

Arrivò la ragazza spigliata col vassoio. “Lucia”, annunciava il ricamo sul taschino della divisa azzurra. Appoggiò calici e stuzzichini, fece l’occhiolino a Sirio e si ritirò.

Vittorio scuoteva la testa: «È sposata».

«Come dici?»

«Ha la fede, è sposata.»

Sirio lasciò correre: «Parlami di te. Mi hai cercato per un motivo preciso, dicevi».

«Sei sposato?» aveva gli occhi sbarrati dietro le lenti.

«Sposato? Io? No… perché me lo chiedi?»

«Elena, mia moglie, mi tradisce,» si protese Vittorio sul tavolo, con la voce del cospiratore sul patibolo.

Buttata lì, la frase diceva tutto e niente.

«Spiegami meglio.»

«Siamo sposati da cinque anni. Finché stavamo a Roma, tutto ok. Poi, quando un anno fa sono stato assunto dalla Kore e ci siamo trasferiti, lei è cambiata.»

Occhi fissi sbarrati. Il massimo della chiarezza, secondo lui.

«In che senso, cambiata?»

«Distratta, apatica, nessuna effusione, non vuole più… intimità,» agitò le mani.

«Le donne attraversano periodi difficili… strappata al suo mondo, città diversa, abitudini nuove…»

«No, so quel che dico,» gli afferrò il polso. «Sirio, devi farla tornare da me.»

«Cosa? Ma se nemmeno la conosco.»

Tutto il discorso non aveva alcun senso.

«È il tuo lavoro. Ho letto del caso Pestinelli, di come l’hai fatto confessare. Sei bravo. Devi farlo per me, un amico!»

Sirio si appoggiò alla panca, mandò giù a fatica un piccolo sorso.

«Ma non è affatto il mio lavoro. Io insegno all’università e firmo perizie per i tribunali. I giornali travisano. Tu, se vuoi salvare il tuo matrimonio, rivolgiti a un consulente di coppia. Oppure consulta un avvocato divorzista.»

«Ma io mi sto distruggendo, non mi vedi?»

Sirio scosse la testa: «Mi dispiace».

«Ho capito. Allora farò a modo mio. Ma sappilo, qualsiasi conseguenza ricadrà su di te.»

Si alzò di scatto, gettò una banconota sul tavolo e uscì senza salutare.

*

Circa un mese dopo, Sirio ricevette una telefonata di Vittorio.

«Ti devo parlare!»

Aveva risposto di malavoglia, e cercava una scusa per scantonare.

Ma Vittorio aggiunse: «Per favore».

Lo disarmò.

Arrivarono davanti all’enoteca nello stesso momento, alle sette di sera di un febbraio fosco di pioggia. Entrarono assieme. Lucia, accorsa a riceverli, davanti a quei musi lunghi, indicò la sala pressoché vuota e si ritirò.

Vittorio scelse l’ultimo separé. Scivolò sulla panca fino ad accostarsi al muro.

Il paralume rosso gli dava un aspetto un po’ inquietante.

«Ho fatto come mi hai consigliato,» esordì. «Mi sono rivolto a un investigatore privato.»

Sirio non gli aveva suggerito nulla di simile, ma non replicò.

«Mi è costato parecchi soldi, che avrei voluto risparmiare.»

Non c’era di che controbattere e Sirio non lo fece.

«Si è innamorata di un mascalzone e criminale.»

Sirio, con i palmi appoggiati al bordo del tavolo, attese.

«L’investigatore mi ha fornito un dossier completo. Truffe, sfruttamento.»

«Dossier?»

«Ritagli di giornali, interviste a chi lo conosce.»

Pettegolezzi! considerò Sirio, ma lo tenne per sé.

«L’investigatore mi ha fornito fotografie di mia moglie col mascalzone, per strada. Né baci né atteggiamenti equivoci, solo camminare vicini o parlarsi a poca distanza. Gliele ho mostrate e lei, in principio, ha negato. Non provano niente, ha detto. Allora le ho mostrato l’altro dossier, le ho sbattuto in faccia che bestia sia quell’uomo. Lei ha risposto che è gentile e cortese, che la rispetta e non le farebbe mai del male. Ha detto che sono io il mostro, il bruto, il geloso d’altri tempi che non capisce il vero amore.»

«Si è allontanata dal tetto coniugale?»

«No. Ma dopo quella discussione ha iniziato a evitarmi. Si chiude a chiave in camera quando sono in casa. Un inferno, credimi. E non so come andrà a finire.»

Quell’uomo gli faceva pena, ma non aveva medicine per il suo male.

Lucia, da lontano, indicò il tablet. Sirio le fece segno di avvicinarsi.

Nessun sorriso, questa volta. Lei appuntò tutto e volò via.

«Perché hai voluto incontrarmi?» chiese Sirio a Vittorio.

«Se questa storia finirà in tragedia, la responsabilità sarà tua.»

* * *

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Racconto

Piccole considerazioni di retorica spicciola.

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