mercoledì 6 maggio 2026

Racconto senza titolo

 



Troviamo insieme il titolo per il mio ultimo racconto

Il criminologo Sirio sta scavando tra le pieghe della cronaca attuale per estrarre storie che sfidano l’oscurità. Alcuni racconti sono già pubblicati su questo blog e puoi selezionarli dall'elenco a destra, mentre su Amazon è disponibile a soli 0,99 € l'e-book "Io sono lui".
Con questo Post vi annuncio di aver concluso la stesura di un ulteriore racconto, ancora senza titolo, di cui vi fornico qui sotto un assaggio:


Il cinese si era avvicinato ma non l’avevano sentito.

Sirio guardava Aziz, distesa a pancia in giù sul lettino accanto, gli occhi chiusi e la guancia appoggiata sulle mani.

Attraverso gli intrecci del cappello di paglia con la falda ampia, il sole disegnava un ricamo di puntini luminosi sulla sua guancia color caffelatte.

Sirio, il giorno prima, nel chiosco bar, si era innamorato del profilo di Aziz.

Era sola. Sedeva eretta sullo sgabello coi gomiti sul banco. Di tanto in tanto, svogliatamente, tendeva la testa verso la cannuccia e suggeva, infossando lievemente le guance. Il ripetersi monotono di quel gesto era molto seducente.

Nessuno le si era avvicinato per tutto il tempo.

La linea del suo profilo era un susseguirsi di curve. La fronte alta partiva da capelli crespi nerissimi: una foresta notturna osservata da un elicottero. Dolcemente si congiungeva all’insellatura del naso; precipitava verso le labbra, rialzate, carnose, selvagge e desiderabili insieme; combatteva per risalire l’onda di risacca del mento e sprofondava verso il solco tra i seni, piccoli e sporgenti.

Indossava un prendisole color arancia, trasparente, quasi impudico sul bikini bianco e l’incarnato scuro.

Era uscita, e lui l’aveva seguita.

Avevano camminato, lei avanti, Sirio qualche passo più indietro, sulla sabbia tiepida di maggio fino a un ombrellone prossimo al bagnasciuga. La brezza che spirava dal mare spingeva avanti le onde. Ritraendosi, spumeggiavano.

Lei, liberatasi del prendisole, si era distesa.

Quel giorno Sirio aveva raggiunto Cesenatico per uno di quegli impulsi da prefestivo vuoto che a volte prendono chi vive solo. In jeans e polo si era seduto sotto l’ombrellone vicino, rivolto verso di lei.

Ma non sembrava averlo notato. Si era sdraiata e aveva chiuso gli occhi.

Lui si era disteso a sua volta e, con i polsi sotto la nuca, era rimasto a fissare il mare attraverso le ciglia socchiuse. Qualche giovane temerario sollevava schizzi correndo verso il largo, si slanciava in bracciate frettolose, invitava la sua ragazza a seguirlo; poi la rincorreva, la prendeva in braccio mentre scalciava e infine la lasciava cadere fra spruzzi e risate. Qualche bambino protestava se il coetaneo gli rubava il secchiello e qualche mamma interveniva: «Non fa niente, poi te lo restituisce… giocate insieme».

Attorno a mezzogiorno, la ragazza dai capelli crespi aveva recuperato il prendisole color arancio ed era tornata al chiosco. Aveva ordinato un panino e una spremuta e se li era portati a un tavolo.

Gli altri erano tutti occupati.

«Posso?» le aveva chiesto Sirio.

Gli aveva sorriso.

«Certo.»

Aveva fatto un gesto verso la sedia di fronte. Il palmo chiaro della mano sembrava una porta aperta.

* * *

Il cinese rilasciava profumi.

Aziz, nel lettino accanto a quello di Sirio, aprì gli occhi con un allarme fugace. Si appoggiò sul gomito e lo fissò. Il giorno prima, al tavolo del chiosco bar, con la stessa espressione interrogativa aveva chiesto a Sirio: «Mi sta seguendo… dica la verità».

Aveva possibilità di negarlo?

«Confesso,» aveva alzato la mano, allo stesso modo con cui avrebbe detto “Lo giuro”.

Nel chiosco affollato si inseguivano voci e gesti. Mani volevano attenzione dai camerieri, richiami e scambi si incrociavano da posizioni distanti.

«C’è un perché o agisce d’istinto? Non sarà uno di quei serial qualcosa che vanno di moda sui crime della TV?»

«No, no. Sono un modello unico,» ridacchiò Sirio.

Lei gli mostrò i denti bianchissimi.


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