giovedì 10 dicembre 2020

L'intrusa - Racconto (Anteprima)

 



Questo racconto è nella raccolta "La signora americana"

Anteprima:

L’intrusa

 

 

 

La signora Annamaria Siniboldi Castigliano in Ramino si spense serenamente nel proprio letto all’età di centodue anni alle prime ore dell’alba del venti di aprile, giorno della Pasqua di Resurrezione.

Le due badanti di nazionalità romena che l’accudivano amorevolmente da svariati anni, Alina e Catinca giurarono in lacrime che fosse ancora calda, quando si erano recate come ogni mattina alle otto per accudirla. Disperate, dovevano aver svegliato il marito, il senatore Mario Ramino, perché se l’erano visto entrare nella stanza in pigiama. A questo punto, benché la notizia non fosse giunta del tutto inattesa stante l’età della Siniboldi Castigliano, si innescarono un susseguirsi di eventi, alcuni sì pianificati secondo il buon senso e l’uso comune, altri non del tutto scontati e prevedibili, per non dire sconvolgenti.

La signora Siniboldi Castigliano, nata nel 1912, era stata donna bellissima, di nobili natali, dalla vita intensa, dinamica, per certi versi frenetica. Il suo primo marito, il pittore francese Jean Philippe Christianne, di vent’anni più grande, durante un soggiorno a Forlì l’aveva notata e voluta, procace sedicenne, dapprima per modella, subito dopo in moglie.

Matrimonio felice ma breve il loro. La primogenita Corinne di cinque anni, il piccolo Giacomo ancora in fasce, e Jean Philippe se n’era andato, portato via da una polmonite fulminante.

Annamaria aveva amato intensamente Jean Philippe; e la sua natura romantica l’indusse a considerare, malgrado all’epoca avesse appena ventiquattro anni, che quando fosse giunto il suo momento avrebbe voluto riposargli accanto. Così aveva avviato le procedure per la costruzione di una cappella funeraria e conosciuto Ettore Vianotti, architetto giovane ma ambizioso, dotato di indubbia genialità, messosi alacremente all’opera. L’architetto Vianotti le propose alcune soluzioni, tutte assai valide, per il futuro monumento funebre e il susseguirsi degli incontri per discutere il progetto sfociarono, quasi come le acque di un placido fiume nelle acque burrascose dell’oceano, in una passione incontrollabile; tant’è che Ettore e Annamaria convolarono a nozze nel 1939, giusto a tempo per mettere al mondo Benito e Rosa, prima che Ettore venisse chiamato a combattere sul fronte russo.

La costruzione della cappella – un monumento elegante col tetto a falde e sul frontone il bassorilievo di un angelo che scendeva in volo a confortare le anime dei trapassati – venne completata a tempo per accoglierlo alla fine del conflitto mondiale.

Dal suo terzo e attuale marito, il senatore Mario Ramino, di ben vent’anni più giovane, questo, l’Annamaria Siniboldi Castigliano non ebbe figli, accogliendo comunque amorevolmente Marco, nato dal primo matrimonio del senatore.

Ora, il venti di aprile, giorno della Pasqua di resurrezione, alla sua morte, la Siniboldi Castigliano lasciava un patrimonio considerevole in immobili locati e titoli di Stato, oltre all’appartamento di pregio che abitava in centro di Forlì; patrimonio equamente ripartito fra tutti gli aventi diritto così come disposto da documento testamentario redatto innanzi a notaio in piena facoltà di intendere e volere.

Le peripezie, anche drammatiche, che sopravvennero alla sua dipartita, non furono quindi da imputare a incuria o negligenza, ma a una casualità sconcertante e del tutto fortuita.

 

 

 



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Racconto

Piccole considerazioni di retorica spicciola.

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