Oggi, su Instagram, Storybrookebooks - che ringrazio - ha pubblicato una mia intervista, che riporto qui integralmente.
Per visualizzare il libro fai CLIK QUI
L'intervista:
✨ Ciao! grazie per essere qui per questa nuova
intervista. Innanzitutto presentati a chi ci segue. Chi sei, che libri hai
scritto e di che genere.
Risposta: «Grazie a te per l’invito! Sono un salentino
d’origine, ma romano d’adozione. Ho settantacinque anni e, dopo una vita
dedicata a una professione totalmente diversa, ho scelto di riempire il
"tempo sospeso" della pensione con la scrittura.
Il mio esordio è stato una vera
sfida: ho dedicato ben cinque anni a questo primo romanzo, navigando tra le
incertezze sulla trama e la ricerca del protagonista ideale. La svolta è
arrivata per caso: navigando in rete, ho scoperto l'eccellenza accademica di
Forlì nel campo della Psicologia Criminale. Lì ho avuto l'illuminazione: un
Criminologo! Mi sembrava un profilo ancora poco esplorato dalla letteratura di
genere italiana (o almeno, allora lo era per me). Così è nato Sirio Bonanni, un
giovane docente dal setto nasale deviato, che ha segnato il mio ingresso nel
mondo del poliziesco. Da quel primo passo, ho scritto altri undici libri,
affinando la tecnica e accorciando i tempi della creazione man mano che
"l'arte dello scrivere" diventava la mia nuova lingua.»
🌟 Com'è nata la passione per la scrittura, cosa ti ha
spinto in questo mondo?
Risposta: Posso affermare che la passione per la scrittura sia
sempre esistita dentro di me, è semplicemente sfociata quando ha potuto. Inizialmente
è stata una sfida con me stesso: volevo vedere se ero capace di costruire un
mondo coerente partendo da un foglio bianco. Poi, quella sfida è diventata un
bisogno vitale. Scrivere mi permette di vivere molteplici vite e di restare
connesso con il mondo, mantenendo la mente lucida e lo sguardo attento ai
dettagli — proprio come il mio protagonista, Sirio. Ma poi, a settantacinque
anni ho scoperto che è più divertente dare la caccia ai criminali sulla carta
che guardare i telegiornali.
✨ Avrai sicuramente un libro o più che ti hanno segnato
come lettore e che ti hanno ispirato a pensare "voglio scrivere anche
io"
Risposta:
Sono sempre stato un lettore "vorace" di romanzi. Se dovessi fare un
calcolo, direi di aver letto più di diecimila libri. È stata una dieta
letteraria ricca e variegata: sono partito dai classici e dai grandi indagatori
dell'animo umano come Pirandello, Moravia e Hesse, passando per le suggestioni
di Kundera e la modernità di De Carlo. Tuttavia, la scintilla che ha acceso il
desiderio di mettermi alla prova con il genere poliziesco e il thriller è
arrivata da altri maestri. Devo sicuramente molto al rigore deduttivo di Conan
Doyle, all’impareggiabile Agatha Christie, all’eccellente John Grisham e all’ottimo
Giorgio Faletti (non che io voglia paragonarmi al “maestro”, ma la parabola di
vita dimostra che non è mai troppo tardi per cambiare pelle).
🌟 Il tuo primo progetto di scrittura? Cosa ti ha
ispirato per realizzarlo e a cosa ti ispiri in generale per i tuoi lavori?
Risposta: “Una lavagna di candida pelle”, il mio primo
progetto, è nato da una sorta di sfida intellettuale: volevo scrivere un
poliziesco che non si affidasse alla forza bruta o alla tecnologia
d'avanguardia, bensì alla pura capacità di analisi. L'ispirazione è arrivata,
come dicevo, dalla scoperta quasi fortuita del polo universitario di Forlì:
l’idea di un criminologo, un accademico che si scontra con il fango della
realtà criminale, è stata la scintilla di tutto. Per i lavori successivi
l’ispirazione non è arrivata dai grandi eventi, ma da dettagli minimi, da gesti
umani. Ho imparato a non sprecare nulla: la raccolta “Indagini sulla morte di
Betty”, ad esempio, contiene racconti nati dai capitoli "scartati"
dal primo romanzo. Il sequel, “Odio”, ha preso vita in soli sei mesi attingendo
allo "zibaldone" di appunti che avevo accumulato durante la lunga
stesura dell'esordio.
Ogni mio libro nasce, in definitiva, da una domanda molto semplice:
"Cosa succederebbe se…" e, subito dopo: "Come si comporterebbe
Sirio?"
🌟 A chi consigli il tuo libro? Convinci nuovi lettori descrivendo il tuo libro in 5 parole e perché le hai scelte.
Risposta: Lo consiglio a chi non
si accontenta della superficie. A chi ama le indagini classiche, ma cerca una
profondità psicologica che vada oltre il semplice "chi è stato". Lo consiglio a chi vuole un investigatore che non usa la pistola, ma il cuore e
l'intelletto.
Se dovessi descrivere la saga di
Sirio in 5 parole, sceglierei queste:
Dettaglio: Perché, come insegna Sirio, è
nell'infinitamente piccolo che si nasconde la verità più grande.
Umanità: Perché i miei personaggi,
criminali inclusi, non sono mai macchiette, ma esseri umani complessi e
fragili.
Logica: Per l'omaggio che rendo alla
deduzione classica, quella "vecchia scuola" che non passa mai di
moda.
Verosimiglianza: Perché ogni trama affonda le
radici nel reale; voglio che il lettore pensi: "Questo potrebbe accadere
davvero".
Riscatto: Perché Sirio è un uomo comune
che, nonostante i propri limiti e le amarezze della vita, non smette mai di
cercare la giustizia.
Le ho scelte perché credo che un
buon poliziesco non debba solo intrattenere, ma debba lasciare al lettore una
lente nuova con cui guardare il mondo, una volta chiusa l'ultima pagina.

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