mercoledì 11 febbraio 2026

26.02.11 Intervista di StoryBrooke.Books

 


Oggi, su Instagram,   Storybrookebooks   - che ringrazio - ha pubblicato una mia intervista, che riporto qui integralmente.

Per visualizzare il libro fai CLIK QUI

L'intervista:

Ciao! grazie per essere qui per questa nuova intervista. Innanzitutto presentati a chi ci segue. Chi sei, che libri hai scritto e di che genere.

Risposta: «Grazie a te per l’invito! Sono un salentino d’origine, ma romano d’adozione. Ho settantacinque anni e, dopo una vita dedicata a una professione totalmente diversa, ho scelto di riempire il "tempo sospeso" della pensione con la scrittura.

Il mio esordio è stato una vera sfida: ho dedicato ben cinque anni a questo primo romanzo, navigando tra le incertezze sulla trama e la ricerca del protagonista ideale. La svolta è arrivata per caso: navigando in rete, ho scoperto l'eccellenza accademica di Forlì nel campo della Psicologia Criminale. Lì ho avuto l'illuminazione: un Criminologo! Mi sembrava un profilo ancora poco esplorato dalla letteratura di genere italiana (o almeno, allora lo era per me). Così è nato Sirio Bonanni, un giovane docente dal setto nasale deviato, che ha segnato il mio ingresso nel mondo del poliziesco. Da quel primo passo, ho scritto altri undici libri, affinando la tecnica e accorciando i tempi della creazione man mano che "l'arte dello scrivere" diventava la mia nuova lingua.»

🌟 Com'è nata la passione per la scrittura, cosa ti ha spinto in questo mondo?

Risposta: Posso affermare che la passione per la scrittura sia sempre esistita dentro di me, è semplicemente sfociata quando ha potuto. Inizialmente è stata una sfida con me stesso: volevo vedere se ero capace di costruire un mondo coerente partendo da un foglio bianco. Poi, quella sfida è diventata un bisogno vitale. Scrivere mi permette di vivere molteplici vite e di restare connesso con il mondo, mantenendo la mente lucida e lo sguardo attento ai dettagli — proprio come il mio protagonista, Sirio. Ma poi, a settantacinque anni ho scoperto che è più divertente dare la caccia ai criminali sulla carta che guardare i telegiornali.

Avrai sicuramente un libro o più che ti hanno segnato come lettore e che ti hanno ispirato a pensare "voglio scrivere anche io"

Risposta: Sono sempre stato un lettore "vorace" di romanzi. Se dovessi fare un calcolo, direi di aver letto più di diecimila libri. È stata una dieta letteraria ricca e variegata: sono partito dai classici e dai grandi indagatori dell'animo umano come Pirandello, Moravia e Hesse, passando per le suggestioni di Kundera e la modernità di De Carlo. Tuttavia, la scintilla che ha acceso il desiderio di mettermi alla prova con il genere poliziesco e il thriller è arrivata da altri maestri. Devo sicuramente molto al rigore deduttivo di Conan Doyle, all’impareggiabile Agatha Christie, all’eccellente John Grisham e all’ottimo Giorgio Faletti (non che io voglia paragonarmi al “maestro”, ma la parabola di vita dimostra che non è mai troppo tardi per cambiare pelle).

🌟 Il tuo primo progetto di scrittura? Cosa ti ha ispirato per realizzarlo e a cosa ti ispiri in generale per i tuoi lavori?

Risposta: “Una lavagna di candida pelle”, il mio primo progetto, è nato da una sorta di sfida intellettuale: volevo scrivere un poliziesco che non si affidasse alla forza bruta o alla tecnologia d'avanguardia, bensì alla pura capacità di analisi. L'ispirazione è arrivata, come dicevo, dalla scoperta quasi fortuita del polo universitario di Forlì: l’idea di un criminologo, un accademico che si scontra con il fango della realtà criminale, è stata la scintilla di tutto. Per i lavori successivi l’ispirazione non è arrivata dai grandi eventi, ma da dettagli minimi, da gesti umani. Ho imparato a non sprecare nulla: la raccolta “Indagini sulla morte di Betty”, ad esempio, contiene racconti nati dai capitoli "scartati" dal primo romanzo. Il sequel, “Odio”, ha preso vita in soli sei mesi attingendo allo "zibaldone" di appunti che avevo accumulato durante la lunga stesura dell'esordio.

 Le mie fonti di ispirazione sono variegate. Molti dei miei racconti vedono come coprotagonisti personaggi portatori di handicap psichici, nati sulla scia emotiva lasciatami da “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon. Altre indagini scavano nel passato, influenzate da “Il cane di terracotta” del "Maestro" Camilleri. Per “Chi muore si salva”, invece, devo molto al film “La stangata” — anche se non posso svelarvi il perché per non rovinarvi la sorpresa. Infine, ci sono trame come quella di “Violenza privata” che affondano purtroppo le radici in tragici fatti di cronaca reale.

Ogni mio libro nasce, in definitiva, da una domanda molto semplice: "Cosa succederebbe se…" e, subito dopo: "Come si comporterebbe Sirio?"

 🌟 A chi consigli il tuo libro? Convinci nuovi lettori descrivendo il tuo libro in 5 parole e perché le hai scelte.

Risposta: Lo consiglio a chi non si accontenta della superficie. A chi ama le indagini classiche, ma cerca una profondità psicologica che vada oltre il semplice "chi è stato". Lo consiglio a chi vuole un investigatore che non usa la pistola, ma il cuore e l'intelletto.

Se dovessi descrivere la saga di Sirio in 5 parole, sceglierei queste:

Dettaglio: Perché, come insegna Sirio, è nell'infinitamente piccolo che si nasconde la verità più grande.

Umanità: Perché i miei personaggi, criminali inclusi, non sono mai macchiette, ma esseri umani complessi e fragili.

Logica: Per l'omaggio che rendo alla deduzione classica, quella "vecchia scuola" che non passa mai di moda.

Verosimiglianza: Perché ogni trama affonda le radici nel reale; voglio che il lettore pensi: "Questo potrebbe accadere davvero".

Riscatto: Perché Sirio è un uomo comune che, nonostante i propri limiti e le amarezze della vita, non smette mai di cercare la giustizia.

Le ho scelte perché credo che un buon poliziesco non debba solo intrattenere, ma debba lasciare al lettore una lente nuova con cui guardare il mondo, una volta chiusa l'ultima pagina.




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