mercoledì 18 febbraio 2026

Identità Zero - Racconto (Anteprima)

 





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Anteprima:

Identità Zero

Sirio, sprofondato nella sua poltrona preferita, guardava svogliatamente i bagliori bluastri del telegiornale della sera. Da giorni si dava risalto a quello che i cronisti, col solito estro per i titoli, avevano battezzato lo Scandalo della Sanità vs AI. In pratica diceva tutto senza spiegare niente, per chi non avesse seguito le vicende fin dall’inizio.

Le notizie che promettono scandalo fanno audience, così, in breve, ai TG si erano accodati talkshow e programmi d’intrattenimento a vario titolo. Si erano avvicendati personaggi politici di ogni colore, direttori di testate editoriali e tuttologi di ogni genere. Avevano sciorinato opinioni e teorie, tanto variegate quanto confuse, inducendo nell’opinione pubblica più smarrimento che chiarezza.

Rosanna Vidor, bioetica di fama internazionale, nota per la sua moralità e considerata incorruttibile, aveva ricevuto l’incarico di istituire e condurre una commissione governativa finalizzata alla regolamentazione e all’utilizzo dell'intelligenza artificiale nella medicina di base. Il suo compito era tracciare il confine tra il diritto alla cura e il calcolo algoritmico. Poi, con la precisione di un attacco mirato, un video era emerso dai bassifondi del web ed era esploso nei palinsesti della cronaca, travolgendo la sua vita, la sua identità e il suo lavoro.

Nel filmato, Rosanna Vidor era in piedi, indossava una giacca azzurra dal taglio maschile e una camicia grigia aperta. Dal colletto si scorgeva la collana col crocifisso che portava sempre. Si scorgeva alle sue spalle una parete tinteggiata di grigio e soffusa nella penombra. Stampe di nature morte sulla parete. Era evidente un’espressione ingorda, vorace, della donna, che fissava un punto preciso davanti a sé, leggermente in basso, all’altezza del petto o delle mani di chi le stava di fronte.

Una voce d’uomo, greve, profonda, diceva: «Allora, d’accordo?»

Il tono era molto basso e le parole non si afferravano subito. Chi aveva immesso il video in rete aveva eseguito un montaggio, per cui la scena si replicava: espressione golosa, occhi attenti, voce dell’uomo che ripeteva in crescendo: «Allora, d’accordo… allora d’accordo?»

L’uomo, che probabilmente aveva nascosto su di sé una microcamera, rimaneva fuori dall’inquadratura.

Nel video, Rosanna Vidor rispondeva chiaramente: «Va bene».

Gesticolava e aggiungeva: «Adesso».

Compariva la mano dell’uomo nell’atto di porgerle una mazzetta di banconote, che la donna afferrava e nascondeva subito nella tasca della giacca.

Questa ripresa sarebbe fors’anche passata inosservata, se Antonella Sordoni, telecronista di Canale Surprise non avesse deciso di ricavarne uno scoop.

Aveva fatto accomodare l’ospite nella poltrona eccessiva di pelle bianca e l’aveva brevemente presentata ai telespettatori e al pubblico in sala.

Poi le aveva chiesto: «Dottoressa Vidor, ci parli più nel dettaglio del suo incarico, quali sono le finalità, i passi che intende intraprendere?»

Rosanna, per l’occasione, indossava un tailleur giacca e gonna grigio. Aveva toccato con gesto automatico il crocifisso al collo e aveva spiegato, rivolgendosi alla telecamera.

«Le nuove frontiere della tecnologia informatica aprono opportunità eccezionali per quanto riguarda i servizi sanitari. L’integrazione dell’intelligenza artificiale deve diventare lo strumento per garantire il diritto all’accesso tempestivo alle cure. Attraverso la modellazione dei dati, potremo gestire le liste d’attesa con precisione, velocizzando lo smistamento verso le visite specialistiche e i ricoveri. Il nostro obiettivo è eliminare quegli appesantimenti burocratici e le aree di discrezionalità che spesso favoriscono i clientelismi. Stiamo lavorando per trasformare la sanità in un sistema a trasparenza totale, dove l'efficienza non sia un calcolo matematico a freddo, ma un servizio reale al cittadino. Il nostro impegno è finalizzato a una migliore funzionalità e trasparenza ei servizi al cittadino.»

«Spieghi bene ai telespettatori. Vi rivolgerete al mercato esterno, per individuare lo sviluppatore delle tecnologie di intelligenza artificiale necessarie?»

«Certo, e non potrebbe essere altrimenti. Vi sono oggi realtà private, le cosiddette Società di Gestione Algoritmica, che detengono il monopolio della potenza di calcolo e dei brevetti sui modelli generativi più avanzati. Lo Stato non ha le infrastrutture per competere con lo sviluppo dei loro codici, ma ha il dovere di governarli. Queste aziende non vendono solo software; offrono architetture decisionali capaci di elaborare miliardi di dati in pochi millisecondi. Tuttavia, il punto critico non è l'efficienza tecnologica, ma la Black Box…»

«Mi perdoni,» l’aveva interrotta la telecronista. «Può essere più chiara, per gli spettatori?»

Rosanna aveva sospirato: «Certamente. Black Box, che significa scatola nera, è un termine tecnico reale, in informatica. Indica quando un'AI prende decisioni senza che gli umani possano capirne esattamente le motivazioni. Il compito della commissione è assicurarsi di scegliere e utilizzare algoritmi che svolgano criteri di selezione dei pazienti basati sul diritto alla salute e non su variabili di profitto o, peggio, di valore produttivo dell'individuo. La commissione è finalizzata a questo: garantire che la macchina resti uno strumento, non che diventi un giudice indipendente.»

«Quindi, se capisco bene, la commissione… per meglio dire lei, che la dirige, è titolata a individuare un’azienda del settore di Gestione Algoritmica cui affidare l’elaborazione e installazione sui server della Sanità di un software di intelligenza artificiale che serva allo scopo.»

«Per semplificare, sì.»

«Può farci i nomi di queste aziende?»

«Perché no. Esistono diversi attori globali che hanno presentato protocolli d'interesse. Parliamo di colossi come la Omnia Logics, che gestisce già sistemi predittivi per il mercato assicurativo asiatico, o la Neural Path Solutions, specializzata in bio-informatica applicata. C'è poi la Kratos-Med, che punta molto sull'integrazione tra dati genomici e cartelle cliniche.»

«La Sintesis SpA?»

«Anche. Ha sede a Milano. La conosco.»

«Non l’ha citata, però.»

Rosanna, inquadrata in primo piano, aveva sollevato di poco le spalle, con un’espressione che significava: Non ci ho pensato. Non credo sia grave.

La conduttrice si era sporta in avanti, riducendo lo spazio fisico tra sé e l’ospite; la voce si era fatta pressante.

«Dottoressa Vidor, restiamo con i piedi per terra. Stiamo parlando di un progetto che sposta equilibri miliardari. Non teme che l’entità economica in gioco possa innescare tentativi di manipolazione, di pressioni indebite volte a favorire un’azienda specifica a scapito della concorrenza?»

L’ospite aveva spostato leggermente il peso sulla poltrona dello studio.

Era tesa e si vedeva.

«Lo escludo.»

«È sicura?»

«Nella maniera più categorica.»

La conduttrice aveva il sorriso di chi sta per sferrare un colpo violento.

«Prima di lanciare la pubblicità, vorrei mostrarle un filmato.»

* * *


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