venerdì 2 ottobre 2026

Grande Conan - Il metodo deduttivo nel genere giallo (Articolo)

 




Grande Conan

(Il metodo deduttivo nel genere giallo)

Nella narrativa di indagine, quella che poi verrà definita il “genere giallo”, la dote principale dell’investigatore è l’arguzia, la capacità cioè del protagonista di arrivare alla verità per una concatenazione di passaggi logico-deduttivi.

L’autore più noto è sir Arthur Conan Doyle, che assegnando al suo protagonista la qualità specifica del “metodo deduttivo”, viene ritenuto il precursore del genere.

Ecco come ne “Il segno dei quattro” (1890) presenta Sherlock Holmes al suo pubblico:

«Qui c'è del materiale di prima mano», dissi – è Watson che parla –, porgendogli il foglio. «Che ne pensa?»

Sherlock Holmes lo esaminò un istante con gli occhi socchiusi, poi lo gettò sul tavolo.

«Inchiostro di pessima qualità», mormorò. «Il fabbricante ha cercato di risparmiare sul nerofumo. La carta è comune, di fabbricazione scadente, e mostra la filigrana di una cartiera della valle del Rodano. Ma c'è dell'altro, Watson. Il mittente è un uomo di legge, o comunque uno che ha a che fare col diritto, e che scrive in fretta, con una penna d'acciaio che graffia la carta in tre punti diversi. Ha un temperino economico con cui si taglia le unghie, usa un fermaglio di ottone per i fogli... Insomma, amico mio, c'è parecchio materiale su cui lavorare, purché uno sappia come guardare.»

Io scoppiai a ridere. «Stai scherzando, Sherlock», dissi.

«Mio caro Watson, ti assicuro che sono serissimo. Del resto, è la cosa più semplice del mondo. Guarda qui in basso a sinistra: c'è una macchia d'inchiostro viola scuro, proprio dove il polsino della manica sinistra deve aver premuto il foglio prima che fosse asciutto. Ora, l'unico uomo che conosco che usa quel tipo d'inchiostro da cancelleria e che ha quel vizio di macchiarsi i polsini è il giovane procuratore legale che abita al pianterreno...»”

Umberto Eco, in “Il nome della rosa”, nel presentare fratel Guglielmo da Baskerville gli assegna la stessa identica abilità deduttiva (rendendo omaggio sia a Conan Doyle che allo "Zadig o il destino" di Voltaire) facendolo dissertare sulla scomparsa del cavallo Brunello.

«Il cavallo non è passato di qui, ma sulla pista di sinistra, e che sia Brunello, il bellissimo palafreno del cellerario, non v'è dubbio», disse il maestro fermandosi sull'orlo del sentiero.

Severino lo guardò sbalordito. «Ma... com'è possibile, maestro? Non avete visto passare nessuno!»

«Frate Severino», disse sorridendo Guglielmo, «durante il nostro viaggio ho cercato di insegnarvi a leggere le grandi tracce con cui la natura ci parla, come un libro aperto. Sulle tracce fresche della neve a sinistra, gli zoccoli impressi erano piccoli e rotondi, e la distanza tra l'una e l'altra impronta del galoppo rivelava la taglia corta dell'animale. La coda, nello scodinzolare, ha spazzato la neve proprio sulla sinistra, lasciando un segno netto che denota crini lunghi e curati, quali solo i cavalli di razza del nostro cellerario possiedono. Inoltre, al secondo tornante, un ramo basso di mora ha trattenuto tre o quattro peli nerissimi e lucidi, della lunghezza esatta della criniera di Brunello. Quanto al fatto che non sia passato di qui, le impronte vanno verso il bosco, non verso la scuderia.»”

Può essere rilevante osservare come Eco, oltre che a Conan Doyle, abbia voluto rendere omaggio a Voltaire e al suo racconto filosofico "Zadig o il destino" (1747), che in definitiva rappresenta il vero e proprio archetipo letterario da cui discendono sia il metodo Holmes sia la scena del cavallo Brunello in Il nome della rosa.

Nel capitolo terzo di Zadig, intitolato significativamente Il cane e il cavallo, il protagonista incontra le guardie del regno, che stanno cercando disperatamente due animali smarriti: la cagna della regina e il cavallo del re.

Pur non avendoli mai visti, Zadig descrive i due animali con una precisione assoluta basandosi unicamente sulle tracce lasciate lungo la strada.

Per il cavallo, deduce che ha corso al galoppo leggero, che ha gli zoccoli ferrati, che la sua coda è lunga tre piedi e mezzo, che i ferri sono sottili e via dicendo, notando minuscoli dettagli sul terreno, sui ciottoli e persino sui rami degli alberi bassi.

La deduzione sulla cagna della regina è altrettanto spettacolare e si basa su tracce persino più minute. Osservando le impronte leggere e ravvicinate impresse nella sabbia tra i cespugli, deduce che si tratta di un animale di piccolissima taglia, una cagnolina spaniel. Nota le tracce superficiali provocate dalle mammelle strusciate leggermente al suolo, deducendo che ha partorito da poco tempo. Vede che le impronte delle zampe anteriori e posteriori mostrano l'usura irregolare dei cuscinetti e intuisce che l'animale zoppica leggermente. Deduce perfino la razza notando i piccoli solchi lineari ai lati delle tracce principali, causati dalle orecchie lunghe e pendenti che sfioravano la polvere mentre l'animale camminava con la testa bassa.

Già prima di Eco, Agatha Christie, regina del giallo inglese, aveva ripreso la genialità analitica di Holmes e l'aveva trasferita nella psicologia e nella mania per la precisione geometrica di Hercule Poirot. In “Assassinio sull'Orient Express”, gliene rende anche indiretto ironico omaggio. Infatti Poirot ripete spesso che non ha bisogno di strisciare per terra con una lente d'ingrandimento a cercare mozziconi o fango (ecco la leggera frecciata al metodo fisico di Holmes), perché a lui (Poirot) bastano "le sue piccole cellule grigie". Eppure la struttura mentale fra i due investigatori rimane la stessa: isolare il dettaglio impercettibile (un fazzoletto macchiato, un orario sballato, un pezzetto di carta bruciato) per smontare gli alibi di tutti i sospettati e individuare il colpevole.

Nel panorama americano, Rex Stout crea un erede spirituale di Sherlock Holmes decisamente sui generis: Nero Wolfe, geniale, obeso, pigro, amante delle orchidee, che non si muove mai dalla sua casa di New York e manda in giro il fedele assistente Archie Goodwin (il perfetto alter ego del Dottor Watson). Grazie alla sua arguzia Wolfe risolve i casi rimanendo seduto alla scrivania, ricevendo i sospettati e lasciando che sia Archie a raccogliere i dati empirici all'esterno. La deduzione pura di Wolfe si basa sull'analisi logica delle dichiarazioni e delle micro-contraddizioni verbali, un'evoluzione raffinata del metodo analitico applicato alla società americana del Novecento.

Per venire ai giorni nostri, Lee Child ha dichiarato apertamente che nel primo romanzo dedicato all’ex poliziotto militare Jack Reacher (“Zona Pericolosa”,1997), ha voluto fare un omaggio deliberato e consapevole a Sherlock Holmes.   In un passaggio, Reacher smonta la vita del capo della polizia locale, il detective Finlay, deducendo che è divorziato e che ha smesso di fumare da pochi mesi semplicemente osservando dettagli minimi (i segni dell'anello nuziale e le gomme alla nicotina), esattamente come avrebbe fatto Holmes.

Lo stesso Conan Doyle, però, ammise di essersi ispirato a sua volta ad Auguste Dupin, il detective creato da Edgar Allan Poe, personaggio dotato di quel celebre "ragionamento per associatività" che Doyle riprenderà quasi fotocopiato nella scena in cui Holmes indovina a cosa sta pensando Watson guardando semplicemente la sua espressione.


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